É uscito venerdì 24 maggio 2024 in distribuzione Believe Digital il nuovo singolo del progetto solista di Damon Arabsolgar (attualmente, anche una delle metà dei MOMBAO) dal titolo “Nils“. Un brano in gestazione sin da un’estate lontana, quella del 2016 che Damon ha passato a Milano: un paio di microfoni, uno studio allestito in casa, e l’inizio di quello che sarebbe diventato poi il disco solista di Damon Arabsolgar.
“Nils” nasce in un istante, in una trance di gioia, in un flusso divertente che ha portato Damon a volare leggero in un’altro stato della materia e in cui ho composto, registrato, prodotto e mixato tutto in solitaria, dimenticandomi del resto del mondo, come lo stato di seria e giocosa concentrazione con cui si gioca da bambino. Di fatti: il germoglio di un progetto, di un disco in uscita (di cui abbiamo già ascoltato altri due singoli, “Nitida” e “Erbivoro“), che si rivelerà a distanza di otto anni.
La sua musica è un concentrato di ricordi e sensazioni, da Tenerife a un seminterrato milanese, di tutti i ricordi di un’estate lontana del 2016, come quelli più recenti. Ad ascoltare Damon con attenzione, potete ritrovare tutta la sua autobiografia, ma solo i più attenti potranno decifrarla. Con la sua complicità, ci siamo fatti raccontare qualcosa in più di questi luoghi e questi brani, partendo proprio da “Nils“, l’ultimo.
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E se Nils fosse un luogo particolare, quale potrebbe essere? Sappiamo che è un brano nato nel 2016. Hai voglia di raccontarci anche dove?
Il luogo effettivo in cui é nata Nils é tremendo.
Stiamo parlando di Milano, ad agosto, in provincia.
Faceva davvero molto caldo e spaventosamente umido.
Però quell’estate ho riscoperto la mia città, uscivo ogni notte e ogni persona che incontravo aveva la solitudine negli occhi, così diventava immediatamente amica.
“Nils” però è un luogo interiore solitario e giocoso, a cui ti avvicini pensando di affondare e ci cominci a cadere. La caduta é così continua e leggera da farti perdere la concezione del sotto e del sopra e si trasforma così in un volo. Così come la mancanza di gravità degli astronauti é, di fatto, semplicemente un’eterna e costante caduta. “Nils” é accettare la caduta e ridere di gioia.
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Perchè secondo te questo brano ha necessitato una così lunga gestazione? Lo senti ancora un brano tuo?
La gestazione effettiva di “Nils” credo sia durata una settimana. È il brano che ho prodotto in meno tempo della mia vita. Credo che la sua forza sia proprio questa, una gestazione brevissima fra l’idea iniziale, la registrazione, la produzione e il mixaggio. Più che brevissima a dire il vero, tutto infatti é nato e finito in un unico movimento. È semplicemente rimasta otto anni nel mio computer, avevo bisogno di avere processi lunghissimi su altre canzoni per accettare che questa invece andava bene così, con tutti i suoi difetti e imperfezioni. Ha qualcosa di naive che altri brani prodotti più recentemente in tempi molto più lunghi e con molta più attenzione hanno invece completamente perso per strada.
Nel 2024 ho solo avuto finalmente il coraggio di pubblicarla, farlo significava infatti rendersi molto vulnerabile e non nascondersi dietro a scelte di produzione che, a volte, nascondono la vera forza di un atto creativo impulsivo e non mediato.
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Qual è il tuo rapporto con i sogni, e che ruolo hanno per la tua musica?
Ho un amico, Edoardo Mozzanega, che recentemente sta lavorando insieme a Chiara Prodi e Flavia Passigli proprio su questo tema, la domanda che si pongono é “hai mai preso delle scelte sulla base di un sogno?”.
La risposta é si, sempre.
Per esempio l’anno scorso ho sognato che il fonico live dei Mombao doveva essere Riccardo Carugati. L’ho chiamato per proporglielo e lui, al momento, ha rifiutato, dicendomi che aveva deciso di non occuparsi più dei live. Sei mesi dopo ricevo una chiamata da lui in cui mi dice che da quel giorno non era più riuscito a dormire e, meditando, si era accorto che aveva declinato l’offerta solamente perché aveva paura di essere troppo felice. Da quel giorno ci segue sempre e, senza di lui, ci sarebbero state moltissime situazioni in cui sarei stato completamente perduto.
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Quali luoghi sono stati fondamentali per il tuo percorso?
NitidaIl luogo cardine per Nitida è Marsiglia. In quel periodo la mia ragazza viveva lì ed io, spesse volte, il venerdì sera prendevo un flixbus e mi svegliavo all’alba in stazione. Adoro Marsiglia e in quei mesi ho imparato a conoscerla meglio, pensando addirittura di trasferirmici. Lì l’estate durava di più che in Italia, così eravamo riusciti a prolungare i bagni in mare e i salti dagli scogli.
Nitida è scritta a metà fra Marsiglia e Milano, luogo in cui avevo spostato il pianoforte e i miei tappeti.

Erbivoro
Erbivoro invece è scritta fra le onde di Marina di Pietrasanta e i giardini della biennale di Venezia.
Questi ricordi però sono stati sostituiti da quelli più recenti di un viaggio verso il deserto in Marocco ed un altro a Tenerife in cui, con Ginevra Battaglia (Guinevere, La Tempesta dischi) abbiamo girato una serie di video e foto da cui abbiamo tratto tutto l’immaginario di Erbivoro. Io e Ginevra adoriamo viaggiare senza programmare nulla, dormendo dove ci porta l’intuito, giorno per giorno.
A Tenerife abbiamo scattato tutte le foto, mentre in Marocco tutti i video.

Nils
“Nils” è un luogo interiore e più astratto.
Ho però alcune foto in analogico scattate nel 2016 nel seminterrato in cui è nata.
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