Live report: Bodega, Covo Club, Bologna 23.04.22

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Il 23\04\2022 è stato, oltre alla giornata mondiale del libro, il giorno degli inediti, dove i collezionisti in particolar modo si precipitano presso i loro negozietti di dischi di fiducia per cercare e comprare rarità: sto parlando del Record Store Day.
Oramai, le mie ultime review di concerti e simili partono con premesse che, anche se annoieranno il lettore, portano a un collegamento diretto all’articolo e alla tematica principale di esso.
Probabilmente questo è il motivo per cui i miei temi non erano propriamente apprezzati dai miei insegnanti delle superiori, ma, al contrario, piacevano molto ai docenti universitari: viaggio molto con la mente, probabilmente perché una certa influenza psichedelica – musicale soprattutto- mi ha sempre condizionata.
Con la musica, però, lo sappiamo tutti: una sola canzone può farti venire in mente un ricordo passato; riesce a farti fare un paragone, e, a questo proposito,  se parliamo di revival direi sia piuttosto normale.
Arrivo al dunque: vagando tra negozio di musica di fiducia e libreria ho trovato un ottimo collegamento sul revival, ossia un libro alquanto apprezzato di Simon Reynolds, che prende il nome di “Retromania”.
Si parla sempre più spesso dei “nuovi paladini del Post-Punk”; “i nuovi Joy Division”; “le influenze legate fortemente alle chitarre distorte del noise”; “sicuramente tra le loro influenze ci sono i Sonic Youth”; etc: non so, credo faccia parte della nostra cultura musicale fare riferimenti simili, forse proprio grazie ai mostri sacri che hanno dominato le nostre orecchie e le nostre menti per anni e, perché, ricerchiamo ancora quelle sonorità ruvide e suggestive.
Tuttavia, oltre  a questo forte e incondizionato amore per il passato, c’è sì quella voglia di riscoprire vecchie sonorità, ma anche quella del ricercare particolari coinvolgenti, nuovi, freschi che, alle volte, col revival non c’entrano assolutamente nulla.
FINALMENTE sono giunta all’argomento principale di questo articolo, ovvero il live della band di New York, BODEGA al Covo Club di Bologna.

I riferimenti al sound della band appena citata sono stati ripetuti in loop in ogni maledetta recensione o parere personale: Sonic Youth (ok, in un loro brano ho trovato un forte riferimento a “100%”), Pixies e i B52’s.
Compare, ovviamente, il paragone coi B52’s per lo stile retrò della batterista, Tai Lee, del ciuffo e dell’occhiale del chitarrista Dan Ryan e dal capello e occhiale vintage della frontwoman Nikki Belfiglio.
Proprio le due ragazze, entrambi percussioniste in un certo senso (suonano in piedi), hanno detto proprio “NO” alla musica -classica- POP: la voce potente, con urletti ben piazzati e allegri, unita all’energia di Tai entusiasmano e infiammano il pubblico, di un’età ben superiore alla media che non ci si aspettava, forse per la giovane età dei componenti della band, completamente affascinato da chi si ritrova di fronte.
I Bodega sono un gruppo davvero innovativo ed esilarante, la voce maschile, Ben Hozie, fa anche il rapper in alcune occasioni, ma queste peculiarità incuriosiscono e rendono il live della band americana ancora più variopinto ed interessante.
Partiamo, poi, dal presupposto che arrivo al concerto di questi giovani ragazzi un po’ impreparata: per quel poco che ho ascoltato, prima del live, non erano la mia tazza di tè; ma la cosa che mi piace di più dell’andare a vedere un gruppo nuovo in concerto è essere smentita e completamente coinvolta dal live proposto.
Mai, e dico mai, giudicare un libro dalla copertina; la stessa cosa mi succede quando devo ascoltare qualcuno -per me- nuovo o di emergente: per comprendere al meglio un  gruppo è giusto che gli si dia una possibilità, ovviamente se ci sono elementi che possono allacciarsi ai gusti dell’ascoltatore.
I Bodega propongono, dunque, un live esplosivo, ricco di garage e punk mescolati a una verve vintage unica che li rende davvero innovativa: legano differenti generi, amano giocarci e li eseguono con un entusiasmo che difficilmente non rende partecipi.
Vedere persone di vent’anni in più della sottoscritta saltellare e cantare le loro tracce, poi, mi rende doppiamente felice nel partecipare a questo show: i Bodega sono irresistibili.
In questa maniera ci si dimentica di due anni di pandemia, si balla in maniera sfrenata,  si ha un po’ paura dell’asta del microfono del frontman (forse per le esperienze vissute ai live dei Suede con Brett Anderson che fa roteare il microfono in ogni dove) e, a un certo punto, ritornando al famoso: “Ah, ma questo mi ricorda qualcosa”, mi sembra di sentire qualcosa del “Blue Album” dei Weezer.
La profondità della linea di basso, i coretti, la voce femminile e quella maschile alternata, le chitarre dirette verso a un punk-rock interessante, a volte più riot e altre volte più Ramones, creano un arrangiamento variegato, multiforme, per cui mai banale.
I Bodega rappresentano una vera e propria resurrezione musicale: sono armoniosi, ma c’è del Rap di mezzo; coinvolgono una larga fetta di audience, sia essa più giovane o meno; sono vivaci e spontanei.
Ed è davvero un peccato che qualsiasi cosa musicale loro (LP, cd o altro) sia andato sold out ancora prima del concerto di Bologna: tuttavia, sono stata fortunata  a conquistare l’ultima musicassetta e un’intervista che leggerete – spero presto- sempre su Lost in Groove.

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