Recensioni: Esce oggi “Butter Miracle, Suite One”, il ritorno dei Counting Crows

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Ritornano oggi i Counting Crows, il gruppo che dagli anni ‘90 ha segnato la scena del Rock americano. Il loro ultimo lavoro in studio risale al 2014, anno di pubblicazione di ‘’Somewhere Under Wonderland’’, che raggiunse posizioni elevate nelle classifiche americane ed europee grazie ai suoni alternative rock che hanno contraddistinto da sempre la band in opposizione al garage rock preponderante nella scena di Seattle.
Il nuovo lavoro dei Counting Crows è concepito in modo anomalo rispetto a quanto siamo stati abituati dalla musica moderna: si tratta infatti di una Suite, una sequenza di quattro brani in cui gli ultimi accordi di ogni brano sono in stretta sequenza con l’intro del brano successivo. In totale poco meno di venti minuti, che racchiudono le emozioni e le sensazioni che il frontman del gruppo Adam Duritz ha sperimentato nel corso del 2019 in un atipico ritiro in una fattoria in aperta campagna lontano dalla condizione di cittadino metropolitano in cui era cresciuto. In questa condizione ha avuto piena espressione la fantasia dell’autore, che giocando su pochi accordi ha dato vita a quattro tracce caratterizzate da titoli bucolici e narrativi come ‘’Tall Grass’’ e ‘’Elevator Boots’’.

Butter Miracle è da intendersi come un tutt’uno, non esiste la divisione in tracce, si tratta di un primo Ep che, come ha dichiarato il cantante, confluirà in una seconda suite per la quale ci sono già bozze dei brani che la comporranno.
Ad anticipare l’uscita dell’Ep è stata Elevator Boots, singolo uscito lo scorso 27 aprile, un inno alla vita del nomade, del cantante perennemente impegnato nei tour promozionali. Le sonorità del pezzo non possono che rimandare l’ascoltatore a gruppi storici del così detto roots rock come i Mott The People e The Band.
La suite si apre con ‘’Tall Grass’’, brano che dopo una pausa dalla scrittura ha segnato il ritorno di Duritz nella veste di autore. Scritto nell’estate del 2019, si basa su una voce potente e una ricca parte strumentale di chitarra e piano. La scena narrata è probabilmente una caccia, la morte della ‘’preda’’, viene accostata al nostalgico verso ‘’No I don’t know why’’, come a sottolineare l’incapacità di ognuno nel fronteggiare e tenere testa alla fine, alla morte.
La traccia parte in modo semplice con pochi accordi per poi evolvere nel secondo pezzo, che come dichiarato dal frontman, scaturisce direttamente dagli ultimi accordi della precedente. Il titolo è ‘’Elevator Boots’’, qui il protagonista è Bobby, racconta la probabile vicenda di un ragazzino dal sapore autobiografico, che trascorre la sua vità di città in città facendo parte di una frenetica band. Duritz racconta la vita di ogni artista alla continua ricerca della fama e del riconoscimento, ma che poi rimane intrappolato nella fama stessa, bloccato all’interno della cosa che più ha amato.

La terza traccia ‘’Angel of 14th  St.’’ si apre con una batteria preponderante un ritmo decisamente più incalzante. Un pezzo ritmico in cui risalta l’utilizzo di un mellotron da parte del batterista Charlie Gillingham, che sfrutta questo particolare strumento proveniente dagli anni ‘60 per creare suoni e arricchire il pezzo di sfumature. La traccia che preferisco tra le quattro, non ci sono dubbi.

L’ep si chiude con ‘’ Bobby and The Rat Kings’. Torna la figura di Bobby, a sottolineare il flusso continuo che lega i singoli pezzi della suite, e a tornare sono anche i suoni dei Mott the People e le esperienze vissute dal cantante, il quale ha rivelato di una ironica e assurda serata a San Francisco animata da improbabili travestimenti tratti dal Mago di Oz.

In conclusione, si tratta di un bel ritorno per i Counting Crows, interessante l’idea di creare una suite, un legame tra tutte le canzoni anche se probabilmente solo 20 minuti sono solo un piccolo assaggio dell’intero disco che aspetteremo di sentire nei mesi prossimi.

 

Tracklist:

Tall Grass

Elevator Boots

Angel of 14th St.

Bobby and the Rat Kings

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