Recensioni: Semplice, il nuovo album di Motta

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Esce oggi, su etichetta Sugar, il nuovo attesissimo album di Francesco Motta, Semplice.
Anticipato dal singolo E poi finisco per amarti, già molto apprezzato sia dai fan, sia dalla critica, viene pubblicato a distanza di tre anni da Vivere o Morire e a cinque anni dal (meritatamente) premiatissimo La fine dei vent’anni che l’ha fatto presto conoscere in tutta Italia e non solo.

Questo album è al contempo sia in linea con i precedenti lavori di Motta, ma rappresenta anche un punto di svolta.

Questo punto di svolta viene rappresentato anche nella copertina. A differenza dei dischi precedenti, infatti, il viso del cantautore non compare in copertina, e l’immagine è minimal: uno sfondo uniforme con solo il titolo del disco. Una sintesi quasi estrema, perché a parlare non deve parlare il superfluo, ma devono essere le canzoni che narrano l’io e gli stati d’animo.

Per questo lavoro, infatti, l’artista riparte dall’attenzione nei confronti delle piccole cose, dall’importanza di ogni attimo vissuto, dalla quotidianità, la stessa che ultimamente ci è stata stravolta e strappata.

Il disco si vuole avvicinare quanto più possibile alla dimensione del live, e vede la presenza dei compagni di tour: Giorgio Maria Condemi, Matteo Scannicchio, Cesare Petulicchio, Mauro Refosco.

A te, il brano che apre il disco, è un brano pop, cantautorale e con un intro e una melodia epici, atmosfera resa tale soprattutto grazie agli archi. Già qui viene ripreso il titolo, con un avverbio, semplicemente.

A te,

semplicemente vestita di niente

che non riesci a nascondere il cuore

Semplicemente così

Semplicemente

Arriviamo poi, con altri archi dalla melodia incantevole, al singolo E poi finisco per amarti. Il brano è un ottimo biglietto da visita per questo album, e a mio parere è rappresentativo di quello che Motta è stato e quello che è diventato con questo disco. Il sound ricorda i migliori vecchi singoli dell’artista, una su tutte – sarà un po’ anche per le ritmiche incalzanti – Roma Stasera. Un singolo molto azzeccato e davvero interessante, che combina un testo che si ricorda facilmente, ma non banale, con delle ritmiche coinvolgenti.

Arriviamo poi a Via della luceun brano d’autore maturo e consapevole, nel quale le parole prevalgono sulla musica, narrando i cambiamenti e l’evoluzione dell’interiorità.

Via dalla musica dalle parole

Via dalla parte di me che distrugge tutto quello che ha creato

Via con te per diventare quello

Che non sono ancora stato

Con Qualcosa di normale si parla di amore fra sogno e realtà, fra immaginazione ma anche magliette al contrario e calzini, per ricordare che a volte la semplicità, appunto, è qualcosa di bello e soprattutto autentico.

A metà disco ecco una canzone più rock, Quello che non so di te, molto ritmata, con le consuete percussioni “alla Motta”, ovvero quelle che dal vivo ti fanno scatenare, e con un bel riff di chitarra. Un brano molto ben riuscito; chissà, magari un buon singolo.

C’è poi la title track, Semplice, che ha degli elementi sonori curiosi e interessanti, suoni che prevalgono soprattutto nella parte finale del brano.

Non mancano le canzoni d’amore, come la romantica Le regole del gioco, dall’atmosfera onirica.

Il brano a mio parere più interessante, e sicuramente quello che mi ha colpito maggiormente fin dal primo ascolto, è L’estate d’autunno, una canzone impeccabile sia dal punto di vista testuale, sia musicale. Ritmiche coinvolgenti, melodie ammalianti e contrasti sorprendenti nel testo. Un brano che dal vivo promette molto bene, e che già da disco fa emozionare – live, figuriamoci.

Siamo l’estate d’autunno

Siamo quello che vogliamo

E anche quello che non volevamo mai

E per essere me stesso ho bisogno di te

Dall’altra parte del tempo ci conduce verso la fine del disco con una dichiarazione d’amore diretta e intensa, raccontata attraverso delle sonorità interessanti.

Chiude il disco Quando guardiamo una rosa, altra canzone d’amore. Il brano, scritto con Dario Brunori, non è la classica canzone d’amore; è un brano sperimentale che si conclude con un lungo finale strumentale fatto di elettronica e percussioni e che riprende i lunghi intro e outro che Motta ama tanto poter fare dal vivo.

Semplice è un disco completo e maturo che ci auguriamo di poter ascoltare presto dal vivo.

TRACKLIST

1- A te

2 – E poi finisco per amarti

3 – Via della luce

4 – Qualcosa di normale

5 – Quello che non so di te

6 – Semplice

7 – Le regole del gioco

8 – L’estate d’autunno

9 – Dall’altra parte del tempo

10 – Quando guardiamo una rosa

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