Recensioni: “Promenade Blue”, il nuovo disco di Nick Waterhouse

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Nick Waterhouse, artista poco più che trentenne, non ha bisogno di particolari presentazioni. Nel mondo della musica da anni non è certamente ignoto a tutti coloro che vedono nella scena garage rock e blues della costa ovest degli Stati Uniti una fonte di ispirazione o come uno degli esponenti più intriganti della musica contemporanea.
Nick Waterhouse, classe 1986, è noto anche al pubblico più pop per ‘’Katchi’’, il cui remix fatto dal Dj Ofenbach nel 2017 ha fatto ballare le spiagge di tutto il mondo raggiungendo la top ten in numerose classifiche europee. Ma Nick Waterhouse è qualcosa in più, è il bluesman anni ‘50 appassionato di musica, capace di suonare in modo magistrale e in grado di dare vita a quei live intrisi di jazz e di soul che non avrebbero certo sfigurato ai tempi della coltura rockabilly di Eddie Cochrane e di John Lee Hooker.

Nick Waterhouse torna oggi con Promenade Blue: un disco denso, composto da ben 13 pezzi, pubblicato per Innovative Leisure. Il nuovo lavoro del cantante californiano arriva a meno di due anni dal precedente e contiene una vera perla, la traccia numero 12 infatti è una cover di ‘’Pushing Too Hard’’ registrata dai The Seeds negli anni ‘60 che ci proietta direttamente nel mondo dell’R&B. Il disco è stato anticipato dal singolo dal titolo Place Names, nonché opening track del disco.

Place Names, una traccia che rimanda ai pezzi soul anni ‘50 da cui riprende il coro femminile che sostiene la voce calda e romantica di Waterhouse, un pezzo che sa di classico ma non di passato, una rivisitazione del secolo scorso in cui il cantante si afferma come un vero e proprio crooner.

La seconda traccia è ‘’Spanish Look’’, un pezzo più vivo in cui gli strumenti e i cori sono tipici del blues, si possono infatti sentire un pianoforte, strumenti ad arco e le spazzole usate sul rullante che fanno tanto jazz, il tutto accompagnato sul finale dal solo di chitarra.

Nei pezzi seguenti non mancano gli strumenti e i cori, Nick Waterhouse ha dato vita a un disco organico, vivo e in movimento, mai banale e nemmeno ripetitivo. Conosce gli strumenti e li usa in modo da soddisfare l’ascoltatore immediato, ma anche chi dopo un primo ascolto vuole essere catapultato indietro nel tempo in un jazz club o in un locale di New Orleans.

‘’Very Blue’’, traccia per la quale è estato pubblicato anche un video lo scorso 21 febbraio, è una nostalgica ballata anni ’60, anche nelle scene presentate. Watehouse con questo pezzo compone decisamente un inno all’epoca del rockabilly, della spensieratezza, il tutto accompagnato da numerosi strumenti che tutti spereremmo di vedere in un possibile concerto.

Il disco procede tra pezzi più da piano bar e pezzi soul, per arrivare a strizzare l’occhio nella decima traccia, Santa Ana, alla scena più rock californiana, che non può che ricordare artisti quali gli Allah-Las (di cui Watehouse è stato produttore), i Growlers o lo stesso Ty Segall, sempre però con l’eleganza che distingue questo artista dall’anima così soul!

Il disco si chiude con una bonus track, ‘’Spanish is the Loving Tongue’’, che per le assonanze, rimanda alla seconda traccia, un pezzo quasi sussurato e sensuale in cui la chitarra conquista gli appassionati del genere, il ricordo va spontaneamente alla ‘’No other way’ di Paolo Nutini, con il quale un duetto sarebbe decisamente uno dei miei sogni.

Un bellissimo ritorno per questo artista che si è fatto portavoce di un genere che sembrava abbandonato, ma che in realtà può essere ‘’svecchiato’’ e reso attraente grazie a delle variazioni più rock e fuzz. Tredici pezzi che attraversano il secolo e che rendono il disco uno dei lavori più caratteristici di questo artista.

 

Tracklist:

  1. Place Names
  2. The Spanish Look
  3. Vincentine
  4. Medicine
  5. Very Blue
  6. Silver Bracelet
  7. Proméne Bleu
  8. Fugitive Lover
  9. Minor Time
  10. Santa Ana, 1986
  11. To Tell
  12. Pushing Too Hard
  13. Spanish is The Loving Tongue

 

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