Interviste: Cappadonia

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Dopo la recente uscita del suo disco “Live all’Ohibò”, Elisa Gasparoni ha raggiunto Cappadonia per fargli qualche domanda.

Parlaci del tuo ultimo disco “Live all’Ohibò”. Come mai hai scelto un disco live e come mai proprio questa specifica registrazione? La scelta di tenere anche alcune parti parlate, seppur brevi – penso ad esempio al breve discorso prima di “Iniziare a liberarsi gradualmente di te” – è voluta? C’è un brano in particolare, di questo disco, di cui vai molto fiero per come è riuscito dal vivo?
Ho deciso di pubblicare un album live perchè il tour di Corpo Minore è stato interrotto dalla pandemia dopo poche date. Durante il lockdown di primavera ho riascoltato la registrazione della prima data all’Ohibò e mi sono reso conto che mi piaceva tanto, e rendeva bene l’idea dello show che avevamo preparato con tanto lavoro. Quindi ho pensato che fosse una buona idea mandare il tour almeno la registrazione di un singolo concerto per fare in modo che le versioni live di questi brani venissero ascoltate da più persone possibile. Ho scelto questa registrazione anche perchè tramite il mixer dell’Ohibò era possibile registrare tutto su multitraccia, cosa non sempre scontata in tutti i posti in cui si va a suonare. Quindi abbiamo avuto modo di lavorarci su e mixare tutto per bene. Mentre facevamo un po’ di edit ho buttato via un po’ di chiacchiere tra un brano e l’altro perchè spesso parlo troppo, ma ciò che dico prima di “Iniziare a liberarsi..” mi è sembrato legarsi molto al brano, così abbiamo lasciato tutto.Sono soddisfatto di tutti i brani, al momento i miei preferiti tra i brani di questo live sono “La forma della mia faccia” e “Lontano” (eseguita con Alessandro Alosi che mi ha raggiunto sul palco.)

Perché hai scelto la cassetta come supporto fisico? Sarà l’unica edizione in formato non digitale?
Volevo rendere speciale questa pubblicazione, e ho pensato ai bootleg che registravo da ragazzino su cassetta quando andavo a vedere i concerti. Mi sono sempre piaciuti e sono un collezionista di bootleg. Quindi mi è venuta l’idea della cassetta. Inoltre credo che tornare a “fisicizzare” la musica sia una cosa buona. Ascoltare in analogico qualcosa che viene direttamente da un supporto o da un materiale, come dal vinile o dal nastro, rende tangibile e personale l’ascolto. Se il tuo vinile o il tuo nastro si rovina in un determinato punto, sarà una cosa unica, si legherà a un esperienza e a dei ricordi, sarà personale e fisico. Il digitale ha reso tutto asettico. Si, sarà l’unico supporto.

Cosa ne pensi del ritorno dei supporti fisici più “vintage” – se così vogliamo definirli – come il vinile e le cassette? Come ti piace ascoltare solitamente la musica?

Vale quanto detto per la risposta di prima. È importante toccare la musica, possederla. Se domani un  distributore decide di far sparire un album o un artista dalle piattaforme digitali, tutto viene eliminato. Tralasciando i discorsi più ampi che implica la problematica, preferisco sempre possedere fisicamente i dischi che amo. Quindi spero la gente torni a volere i dischi in casa.  Io ascolto principalmente in vinile, a volumi illegali.

Qual è la canzone di “Corpo Minore” a cui ti senti più legato e perché? Qual è, fra tutti, il brano che più ti piace suonare live?

Mi sento legato a “Io No” perchè penso sia un capolavoro. Dal vivo invece il brano che mi diverte di più è “Iniziare a liberarsi gradualmente di te” perchè sul finale ci scateniamo.

Nell’album live ci sono anche un paio di brani degli Stella Maris, a mio parere eseguiti in maniera davvero interessante. Cosa ti porti nel cuore dell’esperienza con gli Stella Maris?
Porto con me la consapevolezza che abbiamo scritto dei grandissimi pezzi e che abbiamo realizzato un grande album.

Ultimamente ciascuno ha potuto, talvolta dovuto, apprezzare i luoghi più vicini a casa. Cosa ti piace di più nella tua città?
Io vivo a Bologna da sedici anni. Di questa città mi piace la vitalità, la sua rigenerazione costante di studenti universitari e il fermento artistico. Il fatto che non sia eccessivamente grande. che si possa girare a piedi e che in tempi di normalità ogni volta che esci puoi imbatterti in una magia sempre diversa.

Il 2020 è stato un anno difficile un po’ per tutti, ma se dovessi pensare ad alcuni momenti belli del 2020, quali sarebbero?
Il momento in cui ho realizzato di cosa e di chi ho realmente bisogno e di essermi liberato del resto.

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