Album Review: Zara McFarlane – “Songs of Unknown Tongue”

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Luglio è stato un mese molto intenso per le uscite discografiche, dunque oggi si recupera e si parlerà di un album piuttosto variopinto e dalle mille sfaccettature: “Songs of Unknown Tongue”  della singer-songwriter, parecchio legata al mondo della musica Jazz, Zara McFarlane.
Il quarto album dell’artista dell’East London è un misto di sonorità che si avvicinano a una parte più sperimentale, anche a livello di vocals, mescolando Soul, Jazz, sonorità misteriose : “Broken Water”, la quarta traccia di quest’esperienza discografica, ad esempio, sembra un vero e proprio inno a una divinità non ben identificata, grazie alla voce di Zara sussurrata ed enfatizzata dalle sue origini Jamaicane.

Zara McFarlane e il suo “Songs of Unknown Tongue” vagano alla continua ricerca di innovazioni e sperimentazioni, errando anche tra dettagli Folk e tonalità esoteriche fortemente legate alla sua terra natìa.
Quest’uscita discografica parla di esperienze musicali mistiche e lontane dal solito Jazz, o Soul o Folk che ci capita di ascoltare e la sua peculiarità maggiore è quella di mescolare con estrema facilità la voce dalle tinte Jazz da Singer-Songwriter a Synth e ritmiche elettroniche decisamente vibranti (“Roots of Freedom”) e lontane dalla nostra visione di interpretare le sonorità appena citate.
La voce profonda e riflessiva di Zara McFarlane viene esaltata in alcuni brani, tra cui la quinta traccia “Saltwater” che elogiano la libertà e le sfumature vocali dell’artista stessa.
“Songs of Unknown Tongue”, come titolo dell’album stesso sta a indicare, enfatizza anche sonorità ambient, oltre a quelle già esoteriche e tradizionali ribadite inizialmente, facendo sì che l’artista ci trascini nel suo mondo fatto di usi e costumi a noi non troppo vicini, musicalmente e culturalmente parlando.

 

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