Staccare il cuore dalla mente non è mai troppo facile, soprattutto quando si parla di una voce importante alla quale sono particolarmente affezionata: nel caso della band newyorkese dei MUZZ, sto parlando del vocalist-chitarrista Paul Banks, frontman di Interpol, del progetto solista Julian Plenti e dell’omonimo Banks.
Amici da venticinque anni, o giù di lì, i Muzz non sono affatto alle prime armi con la musica: gli altri componenti della band sono Matt Barrick alla batteria e il produttore \ multistrumentista Josh Kaufman, già conosciuto con War on Drugs e National (solo per nominare le band più conosciute al pubblico).
Muzz è un progetto ambizioso, forse troppo legato a un loro personale lockdown tra una band e l’altra (prendersi una pausa così lunga dall’esordio, ad esempio), intimista e ricco di particolari: tastiere, voci feminili e maschili molto sensuali, tratti psichedelici, punteggiature art-rock, spunti folk, melodie suggestive su cui lasciarsi andare come se si ballasse tra le nuvole assieme alla persona che ami. Patchouli è un esempio della suddetta descrizione e, per la sottoscritta, è una delle canzoni più delicate e più suggestive dell’album insieme alla conclusiva Trinidad.
“Lover, wait and see
And I made it so your light burns
In my dreams”
L’intero album, tra l’altro, è determinato da atmosfere calde, palpabili e niente a che vedere col post punk, seppur la voce sia quella di Paul Banks, degli Interpol: tutto fa terreno e, grazie all’esperienza invidiabile di Kaufman, il flusso sonoro che ne viene fuori è variopinto, aggraziato ed estremamente gradevole.
Un album che diventa sempre più appassionante e piacevole ascolto dopo ascolto: adatto per i fan degli Interpol e non.
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