Recensioni: Gulp, il nuovo disco di The Young Nope

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The Young Nope è il progetto musicale di tre ragazzi teramani che al loro secondo disco (Sciamano era uscito nel 2017), vogliono rimarcare le loro affinità con la scena rock, negli ultimi anni povera, con l’obiettivo di dimostrare che anche in Italia  i giovani sanno fare rock, sulla scia di Bud Spencer Blues Explosion, Fast Animals and Slow Kids e strizzando l’occhio a gruppi storici quali Verdena e Afterhours. Il loro secondo disco dal titolo ”Gulp”, in uscita oggi, è un disco che ci fa sobbalzare, che punta direttamente al rock anni ’70 vero e anche sporco, dalle note grunge, in cui il reale intento è colpire e far scatenare l’ascoltatore senza etichette e senza i fronzoli della scena del pop mainstream.
Il disco si presenta come un disco denso, compatto, anticipato nello scorso settembre dal singolo ”Cento fiori”, che con un video cinematografico con rimandi alla regia di Sergio Leone si impone sicuro con accordo deciso, graffiante e grunge, quei rullanti incalzanti e decisi che non si perdono in formalità e che anzi, sottolineano il continuo con il rock’n roll dell’assolo finale di chitarra.
Oltre al singolo il disco si apre con ”Calcare”, un pezzo fluttuante che subito attraverso i tre accordi dell’intro ci fa capire che siamo ben lontani dalla media scena indie fatta per la maggior parte di synth, grazie all’uso distrumenti musicali inusuali e vintage come Resofoniche e Farfisa in cui emerge tutto il grunge del pezzo che si fonda soprattutto sulla strumentale, più che su strofe troppo spesso strappalacrime.
Seconda traccia del disco è ”Preso blu”, strofe semplici dai toni più pop, ma sempre accompagnate da una batteria martellante e da bassi preponderanti, il tutto si risolve in un intermezzo con assolo di chitarra che in modo malinconico ci accompagna verso quello che sarebbe un perfetto singolo dal titolo ”Sei Un Rolling Stones”, traccia che ascolteremmo tutti volentieri durante un viaggio in macchina sotto il sole estivo. E anche qui non si può non notare l’importanza della strumentale.
La traccia che personalmente preferisco è “Chiudi gli Occhi”, ricca di bassi e strutturata su più di cinque minuti, cosa non ricorrente in pezzi contemporanei, e questo è sicuramente un plauso per i ragazzi teramani che vogliono godersi la scena musicale e farci entrare dentro gli accordi e dentro al loro sound rock.
Verso la fine del disco, all’ottava traccia, siamo trasportati direttamente dentro il garage e dentro il grunge di inizio anni ’90 con ampie distorsioni e suoni ”sporchi” e irriverenti, con una chiusura ricordando tanto artisti quali gli Alice in Chains e Nirvana porta lo spettatore a dimenare la testa al ritmo di quella batteria incalzante.
Però tutto cambia di nuovo e arrivano anche accenni di country con una resofonica in acustico che ci riporta un po’ alle semplici radici del folk anni ’70 con una ballata dal titolo allusivo “Reso fonico”
Il disco si chiude con una piccola perla, ”Canzone Per Un Film”, un pensiero di appena due minuti che attraverso una strumentale incornicia perfettamente un disco denso e capace di destreggiarsi attraverso diversi generi musicali, dimostrando la capacità di questi ragazzi poco più che ventenni di prendersi e tenersi saldo un bel posto nella scena alternativa contemporanea.

TRACKLIST:
Calcare
Preso Blu
Sei Un Rolling Stones
Cento Fiori
Chiudi Gli Occhi
Mi Piace Bere
Subliminale
Stare Male è Uno Stato Mentale
Reso Fonico
Canzone Per Un Film

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