Intervista telefonica con Avec

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Quando ci sentiamo al telefono lei sarebbe dovuta essere da lì a pochi giorni in giro in tournèe, che avrebbe toccato anche il nostro Paese. E invece nulla. Autunno? 2021? Chissà. Per ora Homesick di Avec è il disco da ascoltare specie per tutti quelli che stanno vivendo il lockdown lontani dalle famiglie.

Avec è una nostra “vecchia conoscenza” che avevamo già intervistato l’anno scorso durante gli MMETA Awards a Groningen dato che era la vincitrice austriaca. E possiamo definirla tra i quattro giovani veramente talentuosi che oltralpe proteggono e ne vanno orgogliosi.

“Homesick” è un album che parla delle amicizie e di come ci si sente ad essere ingannati da loro. E’ un modo per fare i conti con se stessi e con la controparte, con l’eterna consapevolezza che la perfezione non è qualcosa che si può acquisire. La gente inciampa, cade in profondità. Non c’è luogo più oscuro di quello in cui i pensieri a volte finiscono; attacchi di panico, depressione, insoddisfazione, insoddisfazione e semplice paura ci aspettano. Canzoni come “Runaway” o “Heavy on my mind” raccontano la vecchia storia in un modo nuovo – ma a differenza delle ricette per il successo che ci vengono gridate nelle orecchie ovunque nella nostra società di auto-ottimizzazione, non sembrano un’altra promettente guida. Sono state scritte da qualcuno che conosce l’oscurità. E che sa che l’aiuto più grande all’uscita è la condivisione della propria storia.

Il nuovo album della AVEC è il primo ad essere prodotto insieme al suo amico e collega di lunga data Andreas Häuserer – per lo più a casa in Austria, in una vecchia fattoria in campagna. In canzoni come “Fire” o “Way out” si può sentire la nuova definizione musicale e lirica di fiducia in se stessi: Si va sempre avanti quando si ha un’idea di chi si vuole essere. Il titolo dell’album “Homesick” è di per sé un colpo di scena favoloso: la stessa AVEC, come dice lei stessa, raramente prova nostalgia di casa. Dove c’è lei, ci sono anche le sue canzoni. Ma il titolo dell’album, ci confessa, è nato dalla sua esperienza berlinese. E l’aver avuto a che fare con gli attacchi di panico: lei ragazza abituata alla vita semplice a contatto con la natura improvvisamente fuori di casa con gli spazi immensi di Berlino a lavorare sull’album. Ed è proprio l’album che l’ha curata dalla nostalgia di casa e ha cercato di ridarle degli equilibri in se stessa.

Equilibri che, dicevamo, stanno mancando a lei e a noi, lavoratori della musica live, non sapendo cosa sarà il nostro futuro. Chi lo sa. Ma se le paure fanno uscire album così belli sarebbe bene che la quarantena ci portasse un altro EP di Avec, così soave e così delicata nel raccontare sentimenti senza farti sprofondare in angoscia ma in una melanconia old style.

(skype interview in english)

Luminosità, freschezza, bontà – è l’unica persona che incarna tutto questo. E come questa canzone, tutto l’album si basa su una sola cosa: la passione a volte ingenua, a volte goffa, eppure ancora più importante per quello che fai.

AVEC scrive da molti anni canzoni folk pop oneste e senza pretese, i primi successi sono arrivati rapidamente per l’allora ventenne musicista. Ai piccoli concerti sono seguiti quelli grandi, nel frattempo l’AVEC ha condiviso il palco con The Tallest Man On Earth, con Sting o Zucchero. Ha girato l’Europa con la sua estesa ed eccezionale band dal vivo, ha collezionato premi e ha fatto suonare le sue canzoni non solo nelle radio, ma anche negli spot televisivi.

È anche un tono di base di onestà che attira così tante persone all’AVEC e alla sua musica. Tanto più che “Homesick” ha raccolto canzoni che ha scritto negli ultimi tre anni molto formativi. La sua carriera è iniziata fortemente radicata nella tradizione popolare e cantautorale, ma nel corso dei mesi e degli anni il suono si è in parte intensificato e in parte cambiato con l’aiuto di vari compagni: lampi di esperimenti elettronici, texture di fiati che rafforzano le armonie, polifonia che fa suonare tutto meglio, più ricco, più stretto, poi di nuovo influenze ambientali che abbassano il tempo. I viaggi sono stati i maestri, i successi sono stati l’ispirazione.

Grazie a Laura di Jala Media

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