Intervista a Francesco Più

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l cantante chitarrista blues FRANCESCO PIU è tornato con il nuovo album CROSSING, Me and The Devil è il primo singolo estratto rilasciato l’11 ottobre che sintetizza lo spirito di questo disco: un blues che si contamina coi suoni mediterranei del passato e viene speziato con un tocco di modernità.
Francesco Piu con il suo raffinato mix di blues, funky, rock e soul, vanta quattro album in studio e tre dal vivo, tour in tutta Europa, Canada e Stati Uniti, concerti nei più importanti festival del genere, aperture ad artisti come Johnny Winter, Jimmie Vaughan, Robert Cray, Charlie Musselwhite, The Derek Trucks Band, The Fabulous Thunderbirds come anche di tutti i concerti italiani del “John Mayall 85th Anniversary Tour” lo scorso marzo.
Con CROSSING Francesco porta idealmente Robert Johnson e i suoi brani leggendari nel Mediterraneo attraverso la sua voce e lo slide della sua chitarra elettrica, li colora con le percussioni africane e medio orientali, le corde arabe, greche, l’elettronica e i suoni ancestrali della Sardegna (launeddas e canto a tenore).

Abbiamo brevemente intervistato Francesco nei giorni scorsi. Si ringrazia Bagana.

1. Com’è nato il progetto e cosa ti ha portato a fare quel genere?
Il progetto su Robert Johnson è nato da una proposta fattami poco più di due anni fa da “The Blues Place” di Milano, ho sposato l’idea con la voglia di contaminare dei classici con suoni più vicini al Mediterraneo per dare un’altra visione del blues, con la voglia di rimescolare un po’ le carte su un genere che suono da quasi trent’anni, sin da quando ero bambino.
2. Quali pensi siano i punti di contatto tra il Mississippi di Robert Johnson e il tuo Mediterraneo?
Sicuramente la mia idea di blues è globale, ovvero penso che il blues oltre ad essere un genere musicale sia un sentimento umano ed in quanto tale si può esprimere in tante sfumature. In questo caso , portare il blues nel mediterraneo è un po’ come riportarlo non così lontano da quell’Africa dalla quale era partito sulle navi degli schiavi che andavano verso il Nuovo Mondo.
 3. Durante le date ti esibisci in tour da solo o sei accompagnato da una band ?
Col progetto “Crossing” vado in giro con la band di 7 elementi oppure in trio con basso e batteria.
4. Hai cambiato qualcosa rispetto al solito nell’approcciarti alla registrazione di questo progetto?
Sì, sicuramente rispetto ai dischi precedenti ho utilizzato più elettronica con l’aiuto del DJ ed ho inserito strumenti tradizionali che non avevo mai utilizzato, inoltre ho lavorato molto a distanza con altri musicisti che mi inviavano le loro parti da inserire. Sicuramente nei dischi precedenti avevo suonato tutto più “live” con gli altri musicisti.
 5. Come ti senti a suonare negli altri paesi? Come ti ha accolto il pubblico agli inizi?
Suonare all’estero è molto gratificante e stimolante, il pubblico è sempre molto attento ed entusiasta. Poi il fatto di viaggiare e conoscere nuovi posti e nuove persone è già una cosa bellissima che arricchisce ogni volta di più il mio lavoro.
 7. Come è stato registrare il disco in studio e come sono nate le collaborazioni?
Questo disco è nato pian piano, dopo un anno di ascolti improntati sulla musica africana e mediterranea ho scelto dei ritmi precisi sui quali basare l’arrangiamento di ogni brano e da lì in poi ho costruito i vari tessuti sonori che alla fine hanno portato alle rivisitazioni di brani che venivano dal Delta Blues e che son stati dirottati in altre dimensioni sonore. Alcune collaborazioni su questo lavoro sono nate perché avevo in mente di coinvolgere un certo tipo di musicisti, altre sono nate per caso, non erano previste. Ognuno ha dato un grande apporto a livello sonoro e creativo alla mia idea iniziale.
8. Come è la ricezione della tua musica da parte di chi viene ai tuoi concerti e come ti approcci a suonare dal vivo.
Suonare dal vivo per me è l’attività principale, nel blues è importantissimo lo scambio di energia e di vibrazioni col pubblico. Quando mi esprimo dal vivo cerco di dare sempre il massimo ed il pubblico lo percepisce e risponde con partecipazione ed entusiasmo. È là che nasce la magia del live, con lo scambio di energia tra chi sta sul palco e chi sta sotto e sostiene il musicista che suona. L’energia che riesce a generare la musica è pura magia, qualcosa di curativo e di spirituale che fa star bene chi vive appieno quel momento.
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