Recensioni: “Aporia”, di Sufjan Stevens ft. Lowell Brams.

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Il nuovo disco di Sufjan Stevens, con data di uscita fissata al 27 marzo, in una situazione di crisi come quella che stiamo vivendo ha visto anticipare la propria pubblicazione allo scorso mercoledì 25 marzo, pur rimanendo fedele alla Asthmatic Kitty, l’etichetta discografica creata dallo stesso Stevens nel 1999 con il padre adottivo Lowell Brams e l’aiuto di alcuni suoi concittadini. L’etichetta discografica Asthmatic Kitty ha pubblicato inizialmente solo i suoi lavori e successivamente anche quelli di altri artisti che hanno avuto un discreto successo sulla scena musicale.

Il nuovo disco di Stevens dal titolo evocativo “Aporia”, è un disco molto diverso dal precedente uscito nel 2015 indirizzato verso lo stile folk, che produsse vere e proprie hit come “Should Have Known Better”, ed è un disco diverso anche dalla colonna sonora del film che rese noto Stevens anche in Italia, ovvero Chiamami col tuo nome. “Aporia” infatti, come nel suo significato letterale greco totale mancanza di qualsiasi spiegazione, propone uno scenario ampio, una ventina di tracce dalla lunghezza che varia fino a pochi secondi, ma senza mai raggiungere il senso comune di canzone; con Stevens si tratta infatti sempre di musica e questa volta la produzione è totalmente elettronica; produzione attenta e studiata nei dettagli, con un uso dei synth esteso in grado di evocare gli scenari più diversi.

Il primo impatto con questo disco è sicuramente un senso di spaesamento, il tutto è assimilabile a una colonna sonora, un accompagnamento che lascia pieno spazio interpretativo all’ascoltatore che come per magia si trova immerso nei suoni della natura e di paesi lontani, come è il caso di “Determined Outcome”, che da un’intro che ricorda la musica orientale, subito riporta a sonorità che sarebbero perfette per una colonna sonora di un film epico o medievale.

Sufjan Stevens vuole trasportare, evocare e creare un senso di catarsi, una purificazione attraverso tracce magiche, quel valido 10% da trattenere come un incantesimo una volta eliminato il resto; come lui stesso recentemente ha dichiarato.

La settima traccia “Afterworld Alliance” è un pezzo colossale, un continuo avvinarsi verso sonorità roboanti come si trattasse di un’apocalisse, che è pronto a risolversi in una rinascita nella traccia successiva “Backhanded Clouds”. Sembra quasi un progetto perfetto per i momenti che stiamo vivendo: ci accompagna attraverso questa condizione di solitudine forzata; che trova perfetta esplicazione in pezzi quali “Red Desert” e “Ataraxia”. Il primo, che vede un alternarsi di toni più o meno bassi come si trattasse di una marcia epocale verso quella che è l’atarassia, ovvero una condizione di quiete interiore in cui abbandonarsi.
Ventuno tracce, per la precisione, che danno vita a un vero e proprio concept album che può essere ascoltato come un banale susseguirsi di sintetizzatori, ma che al contrario a un ascoltatore leggermente più attento risulterà un disco decisamente “colto”, un disco dove i riferimenti alla filosofia sono evidenti fin dai titoli delle tracce. Sufjan Stevens per questo disco si avvale di una produzione invidiabile e talmente curata da sopperire perfettamente alla mancanza di un messaggio esplicito come era per i testi dei dischi precedenti. In fin dei conti “Aporia”, è un bel disco, che sarà apprezzato dagli “amanti del genere”, ma che vale l’ascolto di tutti, soprattutto in un periodo meno frenetico per i più.

Track List

01 Ousia
02 What It Takes
03 Disinheritance
04 Agathon
05 Determined Outcome
06 Misology
07 Afterworld Alliance
08 Palinodes
09 Backhanded Cloud
10 Glorious You
11 For Raymond Scott
12 Matronymic
13 The Red Desert
14 Conciliation
15 Ataraxia
16 The Unlimited
17 The Runaround
18 Climb That Mountain
19 Captain Praxis
20 Eudaimonia
21 The Lydian Ring

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