Recensioni: Stefi Wonder, il nuovo disco dei Portfolio

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I Portfolio sono una realtà affermata fin dal 2003, quando dalla provincia reggiana ha avuto inizio un nuovo progetto musicale che affondava le proprie radici in diversi generi, dall’elettronica al soul, dal pop-rock al folk con una ricercatezza di suoni e ricchezza strumentale non sempre comune, come testimonia il frequente ricorrere a strumenti a fiato, tastiere e strumentazione elettronica.
Il nuovo album, in uscita oggi per Irma Records, è composto di 8 tracce e, sebbene relativamente breve, attraversa un’altra volta tutte queste caratteristiche, risultando particolare e interessante sin dal titolo: Stefi Wonder, una probabile storpiatura di carattere, strafottente ma decisamente attraente.
Il disco è stato anticipato dal singolo da cui prende anche il titolo, che muove su un ritmo funk accostato a un testo pop, ma per questo non banale, grazie alla presenza di una preponderante linea di basso che scandisce la parte ritmica tra le strofe insieme a un fiato e alla tastiera.
La seconda traccia del disco “Io e Stan” è un brano dai tratti più scuri e una intro di organo e synth con intermezzi pop-rock. Un triangolo, amore o Fraintendimenti?
Questo è “Io e Stan”, un testo irriverente e anche arrogante, che trova la propria espressione strumentale nella quinta traccia: “Fluidità”; 3 minuti di strumentale in cui una moltitudine di suoni danno decisamente vita al pezzo sperimentale che aggiunge sicuramente quel punto in più a un disco già godibile.
Dai suoni prog e psichedelici di “Fluidità” ci spostiamo verso un pezzo pop e funky intitolato “I suoi organi”, un pezzo in cui i bassi prendono allo stomaco e ti invitano a ballare, con un bicchiere in mano e a seguire il tempo.
L’ultima traccia del disco è a mio avviso una perla, la chiusura ideale che varrebbe da sola un intero EP, un pezzo che conquista fin dall’ intro di chitarra sulla quale si sovrappone con delicatezza e decisione la batteria, creando una commistione, uno scontro e allo stesso tempo un incontro di genere musicali in cui si può respirare anche un pizzico di jazz per via dei fiati.
Una chiusura perfetta, un riassunto a tutto tondo di un disco interessante e ben fatto che esprime a pieno i diversi potenziali del gruppo che affonda le proprie origini nella visione complessiva di chi conosce sul serio la musica.

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