Live Report: Pete Doherty @ Magazzini Generali, Milano

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(Foto di Francesca Fiorini)

 

Lo scorso 13 ottobre, presso i Magazzini Generali di Milano, ho assistito al live di uno di quegli artisti che ho avuto la fortuna di seguire dall’inizio, ovvero l’eclettico Pete Doherty.
Sono cresciuta insieme ai Libertines, avrei voluto dedicare loro lo stesso tatuaggio che hanno Pete e Carl, rispettivamente sull’avambraccio e sul deltoide, e nel 2004 erano una delle mie band preferite.
Ho avuto modo di vedere Doherty un paio di volte coi Babyshambles e, ora, presenzio a questo concerto con una nuova band, i Puta Madres, che accompagna il suo progetto da solista.
Pete Doherty sale sul palco del locale di Milano alle 22.10, scatenando il pubblico -giovanissimo- che si aspetta un certo personaggio e che lo stesso frontman interpreterà molto bene.
Infatti, Peter, subito dopo 3 canzoni iniziali in cui mostra le sue doti cantautorali, comincia a improvvisare e a mostrare il suo lato più lercio: le chitarre stridono, ruggiscono e cercano di dare sfogo ai pensieri di Peter, il bassista si rassegna a suonare, vi è una grande pazienza da parte della tastierista, mentre il batterista e il chitarrista stanno al gioco delirante di Doherty.
Peter costruisce man mano il suo personaggio, quello che piace tanto ai suoi fan: più interpreta il ruolo da musicista fuori dalle righe, forse non sempre troppo intonato e parecchio incostante, più piace e cattura il suo pubblico.
Questo lato un po’ Punk, un po’ da personaggio ubriaco fradicio che non si regge in piedi, vende e permette al frontman di vendersi: può piacere o meno, ma a Doherty riesce piuttosto bene anche se mette in secondo piano le sue doti da artista e musicista.
L’ultimo dei poeti maledetti, dopo circa un’oretta di concerto tra alti e bassi, tra riferimenti a “Loser” di Beck e “Don’t Look Back in Anger” degli Oasis (proprio la parte del non affidarsi alle mani di una rock’n’roll band…) si rifugia nel camerino con la band, per poi ritornare trasformato sul palco: la seconda ora di concerto, difatti, sarà più costante, con meno chitarre straripanti, ma sempre con una certa presenza sul palco che ama perdere il controllo.
In questa seconda ora, Doherty mette in evidenza le sue doti di cantautore e poeta, eseguendo, seppur improvvisando, brani della sua carriera solista o coi Libertines: “Time for Heroes” e “Don’t Look Back Into the Sun” scateneranno coloro che hanno richiesto le canzoni e, per loro fortuna, non sono riusciti a salire sul palco col loro idolo – dato che proprio quest’ultimo parla di esperienze passate non troppo piacevoli.
Il live terminerà con il classico dei Babyshmbles, e con un grande sing along,  “Fuck Forever”.
Peter Doherty regala al pubblico milanese un concerto esilarante, di certo mai banale: non sempre la sua band riesce a stargli dietro (basta vedere il bassista), ma il frontman riuscirà a cavarsela e a coinvolgere tutti i presenti.

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