Live Report – Zürich Openair, 21 e 22 agosto 2019

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23:45 di giovedì 22 agosto, camminando verso l’uscita dello Zürich Openair, ancora incredula di aver vissuto, proprio io, due giorni di musica e divertimento così fuori dall’ordinario, con artisti incredibili.

Arrivata sul luogo dell’evento all’orario dell’apertura dei cancelli, mercoledì 21 agosto, mi preparo alla prima giornata di festival, non sapendo cosa aspettarmi. Dopo aver superato i controlli e aver ricevuto un pratico bracciale elettronico, mi accorgo con gran stupore che la transenna del main stage, quest’ultimo decorato con bellissimi pannelli colorati e due maxischermi, è libera. Non resisto alla tentazione di avvicinarmi per prendere il posto, in modo da vedere da molto vicino, successivamente, le band che dovranno suonare. Fiera della mia maglietta dei Royal Blood, noto che sul palco c’è Ben Thatcher, batterista del duo britannico, e ne approfitto per una piacevole chiacchierata. Già carica a mille, sono pronta per il live del gruppo The Amazons, giovani promesse del rock che dal vivo non deludono, e anzi, si rivelano perfetti in apertura ai Royal Blood: il sound deciso, martellante, energico non si discosta per niente dai loro compagni di palco.

Alle 19:30 puntuali calcano il palco i Royal Blood, attesi da me, ma anche da molti altri presenti, con fremito. Noto con piacere che ci sono anche altri fan italiani, organizzatisi ad “espatriare” dal momento che i Royal Blood, finora, non hanno previsto nessuna data nel nostro Paese. Il concerto non delude affatto le aspettative; visti già a Milano due anni fa, al Fabrique, stavolta rimango ancora più coinvolta ed estasiata dall’energia di questo duo ormai consolidato nel panorama del rock.

Oltre ai brani tratti dai primi due album, i ragazzi propongono anche una nuova canzone, Boilermaker, la quale mi fa attendere con ancora più curiosità il nuovo album. A fine concerto, durante un assolo di batteria, i musicisti invitano The Amazons sul palco, per fare ancora più casino: è una grande festa, e il pubblico li ama sempre di più.

Il set termina al tramonto con il brano Out Of The Black, eseguito con un lungo outro che dimostra, ancora più evidentemente, la grande grinta di questi eccezionali musicisti.

Mi prendo una pausa e vado a cenare, respirando l’atmosfera del festival fra banchetti di cibo e oggettistica varia, spiando anche gli altri palchi che mi riprometto di esplorare meglio il giorno dopo. È ora dei pionieri dell’elettronica, The Chemical Brothers, per i quali il main stage è gremito di gente. Mi accorgo però che forse non è male essere un po’ distanti dalla transenna: è uno spettacolo da vivere tutto nel suo complesso, con le luci, le animazioni, i video, i coriandoli, i palloni volanti. Attraverso le loro hit più note, ma anche altri brani notevoli, The Chemical Brothers mi stupiscono in una maniera che forse nessun altro gruppo o artista aveva fatto prima: la scenografia è imponente, l’intensità di coinvolgimento è insuperabile. Si alternano, sugli schermi, figure umane, robot, animali, animazioni di vario genere, principalmente con colori fluo. La musica è molto ballabile e tutto quanto lo spettacolo mi regala una gioia incredibile, sentimento che mi pervade alla fine della prima giornata.

Non è finita qui però.

Giovedì 22 torno allo Zürich Openair per la mia seconda e ultima giornata programmata (ma il festival prosegue anche venerdì e sabato).

Oggi mi decido ad affrontare il festival con meno ansia da transenna, perché tanto ho capito che qui tutti vivono l’esperienza in modo tranquillo e sereno (aspetto che fra l’altro ho apprezzato moltissimo).

Arrivo dunque più tardi e voglio vivere al meglio l’atmosfera di tutti quanti i palchi. Mi avvicino al tent stage e mi accorgo che questo palco non è da meno rispetto al main: certo, più piccolo, ma tutto l’ambiente è curato, e ci sono delle bellissime luci a decorare tutta la superficie superiore della tenda all’interno. Qui si sta esibendo un artista svizzero emergente ma molto promettente: si tratta di Tim Freitag, accompagnato da una band di ottimi musicisti. Un nome che mi segno di ascoltare e approfondire: anche se non conoscevo le canzoni, mi sono divertita moltissimo.

Dopo aver passato in lungo e largo i banchetti del festival, aver bevuto una buona birra dalla terrazza panoramica di una struttura a forma di castello, posta di fronte al palco principale, e dopo aver mangiato un’eccezionale pizza napoletana (sì, a Zurigo) decido di ascoltare da distante una promessa del pop, Billie Eilish, giovanissima artista per la quale sono accorsi altrettanto giovani ragazzi e ragazze (ma non solo); molti hanno anche voluto emulare il look della cantante, colorandosi ciocche di capelli con il colore verde fluo. Nonostante la sua musica non sia il mio genere, mi diverto abbastanza, soprattutto ascoltando la sua hit mondiale Bad Guy. Ma ora è il momento di entrare nel tent stage perché sta per iniziare il concerto dei FOALS che io attendo con molta ansia mista a gioia. Dopo essere stata stregata dall’album Everything Not Saved Will Be Lost (part I), sono estremamente curiosa di sentire finalmente questo gruppo dal vivo.

Gradualmente il tent stage si riempie, e anche se loro non sono gli headlinersdella serata, noto che molti sono lì per loro, prima perché vedo molte persone con la maglia del gruppo, poi durante il concerto perché sento tantissimi cantare le parole delle loro canzoni. La performance live dei FOALS è elettrizzante; li scopro più rock di quanto non pensassi. La componente più sognante che si evince dai dischi, dal vivo lascia più spazio alla grinta e all’energia pura. Il leader della band, Yannis Philippakis, scende anche dal palco più volte, sia sulle casse, vicino alla transenna, e poi fa anche stage diving. Insomma, un concerto rock a tutti gli effetti, per il quale rimango piacevolmente colpita. Anche loro come i Royal Blood eseguono un brano nuovo: Black Bull, il quale fa presagire una seconda parte di Everything Not Saved Will Be Lost assolutamente interessante.

La serata e la mia esperienza allo Zürich Openair si concludono con un vero sogno che si realizza: dopo tanti anni finalmente riesco a vedere Calvin Harris, dj e produttore di fama mondiale. È uno spettacolo emozionante perché le canzoni sono tutte bellissime, famosissime e accolte con grande entusiasmo dal pubblico. La festa è indimenticabile e penso che la mia esperienza al festival non potesse concludersi in miglior modo. Torno a casa con un sentimento di gioia incontenibile, un’energia positiva che ricorderò sempre, una sensazione che non mi farà mai dimenticare quella bellissima vacanza musicale che è stato lo Zürich Openair 2019.

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