Intervista agli Shandon

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Attivi dal 1994, guidati sin dalla prima ora dal cantante e frontman Olly Riva, gli Shandon sono una vera istituzione della musica ska/punk rock italiana e hanno contribuito in maniera indelebile, insieme a gruppi come Derozer, Pornoriviste, Punkreas, a scriverne la storia e marcarne la direzione.

A inizio Marzo la band rilascerà un nuovo DISCO, “IL SEGRETO”, scritto a più mani da Shandon e da nomi di punta della scena rock e punk nazionale. Sono poi partiti per un lungo tour, che ora sta arrivando con una tappa anche al Bay Fest. Abbiamo avuto quindi modo di rivolgergli quattro veloci domande via email:

  • Prima di tutti, la domanda che sarà scontatissima: come ci si sente nuovamente a calcare i palchi dopo una “pausa di riflessione” come la vostra?

Diciamo che riprendere in mano un progetto come quello degli Shandon dopo 12 anni sembrava un azzardo ma invece è un po’ come andare in bicicletta devi solo rimetterti a pedalare. Le paturnie svaniscono dopo la prima data.

 

  • Cosa vi aspettate da questo Bay Fest?

Bè finalmente un festival alternativo Italiano di qualità e rispettato anche all’estero. Tornare è sempre una bella esperienza e riesce a metterci in contatto con quei ragazzi che partono da zone remote dell’Italia dove i concerti Punk faticano ad arrivare. Purtroppo l’attenzione per questo tipo di concerti è sempre più difficile da ottenere e il Bay Fest fa in modo, anche se per pochi giorni all’anno, di riunire vecchie amicizie e ricreare l’atmosfera di comunity o “scena” che circonda questo genere.

 

  • Avete fatto diverse date. So che avevate i vostri progetti solisti, ma come vivete il riportare i vecchi brani sul palco e come li legate con i nuovi? Perché suppongo che con nuovi ingressi nella band e diversi anni passati a non suonare le vecchie canzoni qualcosina cambi, ecco.

In realtà la differenza la avverte più il pubblico che noi. Per chi scrive canzoni un pezzo del primo disco o dell’ultimo non rappresenta nessuna minaccia anzi, si sta sul palco per raccontare il proprio percorso creativo o di vita. Per chi sta sotto il palco invece, significa affezionarsi a una frazione di quel percorso e purtroppo a volte accade che chi ama solo quella parte vede il resto come non all’altezza. Ci stà.. è naturale che sia cosi, non conosco quasi nessuno che ama una band in ogni suo aspetto e in ogni sua canzone.

 

  • Infine: lo ska è un genere molto amato dal pubblico italiano, ma che alla fine trova davvero poco spazio sui media. Secondo te come mai e cosa non si è mai detto dello ska che invece si sarebbe dovuto scrivere? 

Ci tengo a sottolineare che noi non abbiamo mai fatto SKA tradizionale ne abbiamo mai cercato di cavalcare un genere definito. Il nostro logo, punto di domanda, significa che suoniamo quello che ci viene e che non sappiamo definire. Ad ogni modo per rispondere alla tua domanda lo SKA in Italia è sempre stato vittima di troppa leggerezza. Mi spiego.. Lo SKA nasce come musica nera a cavallo tra i fine 50 e i primi anni 60. Nasce come musica per turisti bianchi in una nazione (la Giamaica) popolata prevalentemente da persone di colore sfruttate e maltrattate. Questa musica cela rabbia e rivalsa, invece in Italia come un po’ in tutto il mondo è sempre stata associata al divertimento e non essere seri. Ascoltatevi i testi di SPECIALS, o SELECTER o delle miriadi di band Giamaicane dell’epoca. Quella determinazione a cambiare le cose, a odiare il razzismo e le differenze sociali. Questo è lo ska!!

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