Live Report – Slipknot – Bologna Sonic Park

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di Stefano Trivellato

 

Introduzione

Non uscire durante le ore più calde. Questo il consiglio che lo scorso 27 Giugno era necessario non seguire, ma per una giusta causa. A riversarsi all’Arena Parco Nord di Bologna è stata una massa instancabile di 20.000 coraggiosi, che in barba alle condizioni atmosferiche hanno risposto al richiamo ad uno degli eventi metal più interessanti dell’anno, che vedeva gli Slipknot come headliners, seguiti da Amon Amarth, Testament e Lacuna Coil. Ad avere l’onere di scaldare il pubblico (come se non fossero bastati i 40 gradi centigradi di quel giorno), sono stati i Corrosion of Conformity, Eluveitie e Black Peaks, che purtroppo non sono riuscito a vedere essendo arrivato poco dopo sul posto. L’organizzazione dell’evento è stata superba: oltre ai classici bar, erano presenti preziosissimi “water point” dove poter avere acqua fresca gratuitamente, cosa apprezzatissima da tutti, dato il caldo tropicale. Inoltre erano presenti alcuni promoter che distribuivano mini porzioni di Coca Cola fresca a chiunque ne facesse richiesta. Grazie ai bicchieri riutilizzabili acquistabili con cauzione (ed unici mezzi utilizzabili per bere qualsiasi cosa), è stato garantito oltre che un minor impatto ambientale, una maggior pulizia del posto, che altrimenti si sarebbe trasformato in una distesa di plastica abbandonata a fine evento. 

LACUNA COIL – setlist

Poco dopo aver superato i controlli, veniamo accolti dalle prime note di “Our Truth”, che apriva il live dei Lacuna Coil. Nonostante la temperatura torrida tutta la band era in abiti di ordinanza. Vederli tutti in nero – Cristina a parte –  mi ha fatto provare compassione verso la band dato che io, a petto nudo, grondavo come una lontra appena uscita dal suo elemento naturale. I Lacuna si confermano ancora una volta piccolo orgoglio nazionale nell’ambiente musicale; il pubblico canta le loro canzoni e li incita ed apprezza. Avendoli visti già più di qualche volta, ho notato una certa ripetitività nel riproporre spesso gli stessi argomenti fra una canzone e l’altra, ma ciò non toglie nulla alla performance quasi perfetta della band milanese, che in pieno stile “Nothing Stands in Our Way” ha affrontato stoicamente la calura delle cinque di pomeriggio.

TESTAMENT – setlist

A seguire i connazionali Lacuna Coil, sono stati i Testament – la band più stagionata della giornata – che capitanati da Chuck Billy hanno innalzato ulteriormente la temperatura, lanciando bombette come “Low”, “Over”, “Legions of the Dead” e che hanno scatenato “Into the Pit” i primi poghi scatenati. Grande dimostrazione di come esperienza, energia e musica di qualità surclassano un dato marginale come l’età anagrafica.

 

AMON AMARTH – setlist

E’ stato poi il turno dei vichinghi metal, gli Amon Amarth. Sul palco spiccava una gigantesca maschera vichinga con tanto di enormi corna, sul quale troneggiava la batteria. Johan Hegg e compagni hanno ulteriormente contribuito a scatenare il pubblico con una setlist poderosa e incalzante, inframezzata persino da un combattimento vichingo sul palco e non badando a spese coi lanciafiamme, le cui ondate di calore si riuscivano ad avvertire a decine di metri di distanza (un pensiero alle sopracciglia dei coraggiosi in prima fila). Quando sul fondale è apparso il Jomsviking, alcune persone fra il pubblico si son messe a terra una dietro l’altra in più file,  mimando la vogata, proprio come fossero su una nave vichinga pronta alla battaglia. Più volte Johan ha brindato bevendo dal suo corno al grido di “SKÅL!” e il pubblico ha risposto sempre più energicamente pezzo dopo pezzo. Davanti a me si è formato un pogo sempre più ampio che si è protratto fino a fine esibizione, facendomi rimpiangere di non aver portato una bandana per filtrare la polvere che si sollevava.

SLIPKNOT – setlist

L’attesa sembrava interminabile. Ad un certo punto sul palco è apparso il nome della band in rosso ed una intro che faceva presagire che presto sarebbe iniziato tutto. Dopo un minuto e mezzo finalmente il telo cade e a dare il benvenuto al pubblico è stata “People = Shit”, che ha subito infiammato gli animi. Il palco era un’orgia visuale, schermi luci e animazioni si susseguivano ovunque, nulla era statico lassù. Delle nuove maschere degli otto dell’Iowa, mi convincono tutte tranne quella di Corey, che ad un certo punto rispolvera un po’ del suo italiano con “Ciao bello, ciao bella, Parco Mio!” (l’ultima parte è stata volutamente modificata per nascondere un bestemmione famosissimo). Si sono alternati momenti di pura energia, con “Duality”, “Sulfur”, “The Devil In I”, ad altri più rilassati, come con “Vermilion”, “Custer” e “Prosthetics”, che hanno aiutato il pubblico a tirare il fiato per arrivare sano e salvo fino a quasi mezzanotte. A volte mi sono interrogato sull’utilità del dj, che per la maggior parte dell’esibizione passeggiava in giro per il palco. I percussionisti sembravano a loro agio sulle due colonne sopraelevate su cui si trovavano, ma dai due ledwall si poteva notare che le maschere non hanno perdonato nessuno… si poteva chiaramente vedere il sudore grondare dalle aperture. Con “Spit it Out” e “Surfacing” si è conclusa l’esibizione e sulle classiche note di chiusura di “‘Til We Die”, il pubblico ha iniziato a ritirarsi. Che giornatona.

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