Album Review: The Winstons – Smith

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The Winstons ritornano  col nuovo “Smith”, uscito lo scorso 10 maggio.

I “fratelli” Enro, Rob e Linnon Winstons sono tornati sulle scene della musica italiana con un album, “Smith”, dall’animo pungente e psichedelico.
Amanti della scena musicale inglese degli anni ’60-’70, i tre fratelli propongono un album pieno di riferimenti musicali e letterari (Smith è il nome del protagonista del romanzo “1984” di George Orwell; ma anche il cognome più diffuso in UK).
Enro, Rob e Linnon propongono sonorità perlopiù psichedeliche, mettendo in mezzo anche riferimenti a Garage, Jazz (“Tamarind Smile/Apple Pie”), musica Beat e Pop onirico (“A Man Happier Than You”).

Sia per le doti canore che strumentali, i tre fratelli balzano dai Beatles più psichedelici (quelli di Revolver e Sgt Pepper’s) agli Who; dai Kinks a qualche riferimento del primo progressive un po’ Procol Harum; dalle influenze à la Bowie giungendo fino ai Soft Machine.
Nell’album, inoltre, sono presenti importanti collaborazioni: in “Impotence” con Richard Sinclair (fondatore de i Caravan, gruppo psych-rock Canterbury di fine anni ’60) e “Rocket Belt” con Nic Chester.
“Smith” è un album variopinto, innovativo, ben pensato e costruito su basi multiformi e inaspettate: a un certo strumento, risponde un altro con forma diversa (basta sentire il rapporto tastiere-voce nel finale “The Blue Traffic Light”).
Un vero e proprio omaggio agli anni ’60-’70, nonché un dono agli amanti di quelle sonorità.

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