Live Report: Miles Kane @ Vox Nonantola (Modena)

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Sabato 18 maggio partecipo alla mia terza personale esibizione dell’artista inglese Miles Kane presso lo storico locale di Nonantola, il Vox Club.
Dopo aver visto il figlioccio (o ex?) di Paul Weller a Parigi, nel 2010 circa, e, successivamente, con il suo compagno di “giochi” Alex Turner nei The Last Shadow Puppets, questo è il “Coup de Grace” (citando il titolo dell’ultima uscita discografica dell’artista britannico) che ci permette di valutare quanto sia maturato il frontman.

Miles Kane – Foto di Francesca Fiorini

Miles si presenta sul palco con una nuova line-up alle 21.30 spaccate; ad accompagnarlo ci sono un chitarrista\tastierista\ corista dalla voce black (davvero molto bravo nell’ultima veste), un bassista evidentemente grande fan della scena Madchester à la Stone Roses \ Charlatans e, infine, una batterista che proporrà ritmi frenetici e seducenti nel corso del live.
I cambiamenti scenografici ed estetici (ahimè) sono lampanti e ben visibili: Miles Kane si presenta sul palco con un atteggiamento molto più Glam e meno Indie Rock- Mod Revival da come lo conoscevo, o comunque dall’ultima volta che mi è capitato di assistere a un suo show.
Dall’ombretto brillanti-luccicante sotto agli occhi a delle movenze che vorrebbero, ma non gli riescono in toto, assomigliare a quelle di un certo David Byrne, o l’altro David Jones (Bowie), a Marc Bolan e a un più recente Devendra Banhart: diciamocelo, forse su questo dovrebbe migliorarsi, anche se tiene bene il suo giovanissimo pubblico delle prime fila.

Nonostante l’atteggiamento sul palco, che può piacere o meno, a livello musicale, non c’è nulla da ridire: Miles si evolve in base a ciò che vuole il suo pubblico e ripercorre molte fasi della sua musica preferita.
Non mancano i riferimenti a delle ballad più “Beatlesiane”, nel corso dell’esibizione noi del pubblico ci esaltiamo maggiormente con canzoni del calibro di  “Rearrange”, “Give Up”, “Colour the Trap”,  “Don’t Forget Who You Are” – il cui coretto verrà affrontato a testa alta a fine canzone da parte del pubblico- e dalla finale “Come Closer” ; non mancano accenni alla cultura e alle sonorità più Glam, alla Indie Rock che ci ricordano il suo primo gruppo (i Rascals) e alle sonorità più accese e spinte che attraversano la corrente Garage e Beat di metà anni ’60, forse la parte più entusiasmante e coinvolgente di questo live.
Uno show frenetico, variopinto e che lascia un po’ di amaro in bocca per la mancata presenza di un encore (proprio “Come Closer” sarà la canzone che concluderà il concerto), per la cover di Battisti “Amarsi un po’ ” e, per alcuni del pubblico, anche per l’esibizione stessa che, probabilmente, ci si aspettava in forma più Mod Revival e meno Glam.

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