Live Report: Still Corners @ Covo Club

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Lo scorso 14 maggio 2019, presso il Covo Club di Bologna, ho avuto la fortuna di assistere, nuovamente e circa 10 anni dopo, al concerto del duo (trio sul palco) Still Corners, formato dal poli-strumentista Greg Huges e dalla voce vaporosa di Tessa Murray.

Le storie e le canzoni che il trio anglo-americano ci propone questa sera vengono raccontate sia attraverso uno spettacolo visual tra gli anni ’60 e ’70 alle loro spalle, sia dagli echi, dai sussurri e dalle suggestioni eseguite dalla band.
Gli Still Corners sono parecchio maturati in questi dieci anni: Tessa mostra un atteggiamento più sicuro sul palco, ondeggia e ci canta di un mondo onirico sospeso nel tempo e nello spazio; Greg Huges accompagna la voce femminile attraverso le sue chitarre dai ritmi frenetici, psichedelici e surreali; la batteria produce ritmi seducenti e determinati a catturare l’intero pubblico del Covo.
L’intera audience del locale bolognese, questa sera, accoglie la band con entusiasmo e grande emozione: buona parte di questa, infatti, proviene da fuori città per assistere all’incantevole show della band.
Le canzoni dell’ultima uscita discografica Slow Air” ci vengono presentate attraverso una delicatezza unica della voce; un fluttuare sicuro e alienante regalatoci dall’intero arrangiamento e dai sussurri e dagli echi che ipnotizzano e ci fanno allontanare dalla realtà per vivere, assieme alla band, un’ora intensa marcata da sonorità psichedeliche, dream-pop, elettroniche-sperimentali e wave.
Il viaggio compiuto della band e da noi del pubblico non si sviluppa solo musicalmente, ma anche attraverso sguardi, tracce, persone, strade e ombre -tante pure queste nel corso del live (“The Message” – “Dreamlands” ne sono un esempio)- che si vedono proprio sullo schermo alle loro spalle.

 

 

“The Trip” è la canzone che fa alzare tanti telefoni in aria, ma è solo la fine della prima parte dello show, difatti ci sarà un encore davvero emozionante: “Wish” la si ascolta con gli occhi chiusi e sognando in assoluto silenzio; “Sad Movies”, infine, ci fa comprendere che siamo agli sgoccioli di questo “trip” surreale nel mondo e tra le note degli Still Corners.

E’ avvero brutto riaprire gli occhi, sentire un po’ di acufene e accorgersi che il sogno sia giunto alla fine: spero, quindi, di non far passare altri 10 anni prima di rivedere questa band su di un palco.

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