Recensioni: “Beautiful Sadness”, il disco d’esordio di Fil Bo Riva in uscita oggi

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Spesso a un appassionato di musica succede di incappare per puro caso, oppure spinto dalla curiosità, in un artista in grado di colpirlo e lasciarlo a bocca aperta, e questo è proprio quello che mi è successo qualche mese fa con Fil Bo Riva, artista dalla voce avvolgente in grado di accostare sapientemente parti strumentali con sfumature e inserzioni elettroniche, che si candida ad essere una delle migliori scoperte dell’anno.
Successivamente, volendo fare chiarezza sul personaggio, ho deciso di trovare informazioni su questo artista ed è stato qui che i livelli di soddisfazione e stupore hanno raggiunto un gradino ancora più alto. Infatti dietro a questa sorta di acronimo si nasconde un ragazzo classe 1992, dal nome tutto italiano di Filippo Bonamici, cresciuto tra Dublino e Berlino, città in cui tuttora risiede e da cui ha sicuramente assorbito un’ampia dimensione artistica, grazie anche all’incontro con il chitarrista Felix A. Remm, oramai suo alter ego nella composizione dei brani.
Così una volta appresa l’imminente uscita del disco di esordio dal titolo “Beautiful Sadness”, ho ascoltato i singoli pubblicati nel corso del 2018 e successivamente l’intero album edito perl’etichetta Artist First e prodotto da Robert Stephenson. Con Remm e Stephenson Fil Bo Riva aveva inciso nel 2016 il primo Ep, ‘’If you’re  Right, It’s  Alright’’, che aveva già dato con “Like Eye Did” un respiro più  internazionale al progetto.
Il disco è corposo, intenso ed eterogeneo, si possono distinguere testi più sperimentali e inaspettati quali “L’Impossibile”, uno dei singoli in cui la lingua italiana e inglese sono accostate a parti elettroniche che non fanno perdere assolutamente d’intensità al ritornello che esprime una classica melodia italiana; ma anche pezzi dal mood più cupo e introspettivo, per poi scivolare in pezzi con sfumature folk ironiche come “Happy Song”.
In tutto sono 13 pezzi sempre diversificati, ad aprire una cupa Intro quasi esclusivamente strumentale in cui la voce di Fil Bo Riva spinge verso un crescendo che viene ripreso nel secondo pezzo “Time is your gun“, dal tono più acustico e serrato in cui può già essere sottolineato l’importante lavoro  sulla parte strumentale dove nessuno strumento ne sovrasta un altro, ma in cui tutto si accorda con forza e decisione.
Trai pezzi più rilevanti c’è sicuramente “Gorilla”, probabilmente il singolo con più successo, canzone ricca di energia in cui si respirano tratti del primo rock anni ’60 e sfumature indie rock.  Un pezzo che quasi obbliga al ballo, una sonorità spavalda e ironica, in cui la linea di chitarra favorisce il ritmo incalzante e rimane impressa in modo indelebile.
Un saggio della versatilità della voce di Fil Bo Riva è “L’over”, che in pieno stile di romantica e drammatica ballata gioca sull’assonanza tra le parole lovere over, che appare come la perfetta canzone da suonare e cantare in una dimensione quasi bucolica; un perfetto mix tra spensieratezza e riflessione.
Ed ecco l’altro lato del disco: con i pezzi “Blindmaker” e “L’Impossibile” abbiamo la parte più pop ed elettronica, che riesce però a convincere anche il più sicuro estimatore della musica acustica, perché ogni parte appare come una preziosa sfumatura di generi diversi. Emblematico è il ritornello in Italiano di “L’Impossibile” che solitamente potrebbe cozzare con un sintetizzatore, ma non con Fil Bo Riva e i suoi musicisti, che creano una perfetta collaborazione tra i generi.
Chiude il disco una traccia completamente musicale elettronica che riassume a pieno l’intero album, creando una delicata cornice.
In conclusione, “Beautiful Sadness” è un disco da promuovere a pieni voti, sia per la parte musicale che per la voce, che merita almeno un ascolto ma che sicuramente  poi spingerà a più  ascolti successivi; probabilmente tra i migliori esordi di sempre.
Per chi volesse constatare dal vivo la particolarità di questo artista, il tour a promozione del disco inizia proprio dall’Italia con quattro date: 3 aprile al Magnolia di Milano, il 4 al Locomotiv di Bologna, il 6 a Torino, Spazio 211 e il 7 al Monk di Roma, per poi proseguire in tutta Europa.

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