Live Report: Crocodiles live @Covo Club

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“Love is Here” è l’ultima e settima fatica discografica del duo di San Diego, Brandon Welchez e Charles Rowell, meglio conosciuti come Crocodiles. 

La band di San Diego si ripresenta sul palco del Covo Club di Bologna lo scorso 21 febbraio e, per quanto mi riguarda – tra club bolognese sopra indicato, Bolognetti, Hana-bi e anche Rock en Seine, è la sesta o la settima volta che mi capita di assistere a una loro esibizione.
La band è composta, oltre che dai due componenti originari, anche da due tournisti rispettivamente alla batteria e al basso.
I Crocodiles, in occasione di questa serata presso la loro casa preferita a Bologna,  trascineranno il loro pubblico attraverso un muro ricco di distorsioni noise piuttosto sudate (giusto Charles?) che saranno un ottimo ripasso, sia per noi del pubblico che per loro sul palco, della loro storia discografica; tuttavia, in maggior rilievo – e come giusto che sia- verrà messo in risalto il loro ultimo lavoro in studio, mentre verrà messo un bel po’ da parte il penultimo album, risalente al 2016 circa, “Dreamless”.
Nonostante i due grandi amici Charles – Brandon, al momento, vivano più distanti (uno a Parigi, l’altro in Messico), sul palco dimostrano sempre di avere un sound compatto, personale e originale: l’arrangiamento prende il via grazie a una linea ritmica decisa che, con grande determinazione, si allea ai ritornelli sussurrati e ben equilibrati di Brandon, molto surf ed estivi, e, infine, arriva a esplodere con la chitarra di Charles Rowell.
“Exit my Head” e “Heart Like a Gun” sono due brani rimbombanti, grazie alle loro caratteristiche assordanti, ma non mancano atmosfere malinconiche e ondeggianti ( “She Splits me Up”), tipiche da concerto dei Crocodiles.
Le tracce che, però, concluderanno e permetteranno all’intero pubblico del Covo di esplodere sono il “crollano i muri” classici, ovvero “I WANNA KILL” e “MIRRORS”: questi brani, con assoluta certezza, sono quelli che permettono ai veri fan dei Crocodiles di sudare e sballarsi come Charles, gridare in sing along e restare, anche per pochi minuti, in balia dell’acufene.
A mio avviso, vuoi per la stanchezza della band o per i soli 55 minuti di concerto, non è stato uno dei migliori live della band di San Diego che, sicuramente, avrò la possibilità di rivedere -per l’ottava volta- in un’occasione migliore: i Crocodiles, in concerto, sono sempre davvero tanto piacevoli da vedere.

 

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