Live Report: Years & Years – Fabrique, Milano, 4 febbraio 2019

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Years & Years – Fabrique, Milano, 4 febbraio 2019 – Foto di F. Fiorini

Se vogliamo riassumere la seconda volta degli Years and Years a Milano il termine più appropriato sarebbe: party. La venue è chiusa per più della metà, e il numero degli spettatori si aggira attorno al 200, di gran lunga inferiore rispetto al 2016. Eppure il sound e lo stile della band di Londra non si è evoluto in modo drastico: il sophomore – Palo Santo – è un concept album a differenza del precedente, tuttavia non si riscontrano enormi variazioni di genere. I visual, l’outfit stravagante e colorato e le movenze di Olly rendono lo show un vero paradiso synth pop; il paradiso fittizio e fantascientifico di Palo Santo è un luogo dove non vertono le regole tradizionali di genere, dove si legano religione e carnalità e gli androidi provano amore come gli esseri umani.

Il pezzo di apertura, nonché primo singolo estratto dal disco – Sanctify – è un mix tra dance e influenze r’n’b anni 2000 e rappresenta l’esplorazione più alta della sessualità di Alexander. La disinvoltura con cui viene trattato l’argomento nel testo della canzone è il risultato di un’acquisizione tale da riuscire ad esprimere e raccontare vicende personali mai analizzate a fondo nel debutto Communion.

Years & Years – Fabrique, Milano, 4 febbraio 2019 – Foto di F. Fiorini

Tutto molto divertente, eccetto una cosa: la voce. Olly, dove l’hai lasciata? Sicuramente il peso di un tour iniziato a ottobre dello scorso anno ha contribuito a una stanchezza generale, ma l’assenza di fiato durante King (come in molti altri pezzi) si è notata, e non poco, abbassando il livello di uno show che altrimenti sarebbe stata una vera e propria esplosione di colori e suoni dove immergersi e ballare fino a non voler più lasciare Palo Santo.

 

Testo di Alessio Petralia, Foto di Francesca Fiorini

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