Recensioni: “Five”, il nuovo disco degli White Lies

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È uscito il primo febbraio Five, il nuovo album dei White Lies che, per l’appunto, è il quinto della loro carriera che ormai, anche se i componenti del gruppo sono molto giovani, è già più che decennale. Infatti, questo stesso anno, a gennaio, la band inglese ha festeggiato i dieci anni dall’uscita del loro primo album, To Lose My Life… che li ha consacrati nella nicchia della musica alternative rock e new wave.

In effetti è passato molto tempo da quel primo album, e Five indubbiamente è molto differente per stile, ma immancabili sono la voce profonda e caratteristica del cantante Harry McVeigh e i testi di Charles Cave (bassista). Inoltre, anche il resto della formazione non è cambiato, ad eccezione di un quinto membro che però era solamente turnista: ci sono sempre Jack Lawrence Brown alla batteria e Tommy Bowen alle tastiere come aiuto per le performances live.

Gli artwork scelti per l’album e i singoli sono tutti dei semplici sfondi colorati con sopra delle scritte in braille. I colori sono accesi, un po’ come i toni delle canzoni del disco, meno dark rispetto ai soliti lavori del gruppo, anche se questa strada era già stata, in parte, percorsa con il precedente Friends, uscito nel 2016. Non manca comunque un leggero velo di malinconia, sensazione già presente nel brano in apertura, Time To Give, a dir poco coraggioso con i suoi particolarissimi sette minuti e mezzo, canzone che è un crescendo di emozioni e già presagisce l’animo 80s e synth di questo lavoro. Si tratta, in realtà, di una traccia che avevamo già ascoltato in precedenza, dal momento che quest’ultima, assieme a Finish Line, Tokyo e Believe It erano state scelte come anteprime. Di queste ultime due, esistevano già dei bellissimi video ufficiali, notevoli anche perché rappresentano delle vere e proprie mini-storie, il tutto con un’atmosfera di sfondo sempre un po’ eighties.

Oltre a questa interessante anteprima di quattro brani, c’è più di metà album ancora da esplorare, quindi ci avviciniamo con curiosità al primo ignoto, ovvero Never Alone. Questo pezzo è molto interessante e ha una ritmica coinvolgente; notevole specialmente il giro di basso, accompagnato sapientemente dalla batteria incalzante. Con Kick Me, invece, troviamo un’atmosfera più sognante, specialmente verso la fine del brano, con un pianoforte che ci accompagna dolcemente verso la traccia successiva, il singolo principale Tokyo, che per l’appunto già conoscevamo, anche perché sta riscuotendo un grande successo nelle radio appassionate del settore. Con Jo?, Denial e la traccia conclusiva Fire and Wings il gruppo mostra il suo animo più rock, senza trascurare però la presenza delle tastiere e dei synth, che ormai già dall’album Big TV sono immancabili.

Possiamo concludere che c’è sempre una nota malinconica in questo album, anche se mai, come già accennato in precedenza, ai livelli di oscurità del primo o del secondo album, Ritual. C’è come l’impressione che questi musicisti non vogliano perdere il loro animo dark, ma trovando una via diversa per esprimerlo, facendolo convivere con una lieve sensazione di speranza. Insomma, a questo punto della carriera, i White Lies hanno saputo calibrare sapientemente luci e tenebre.

I White Lies hanno da poco iniziato il loro tour per suonare Five dal vivo, e saranno in Italia per un’unica imperdibile data all’Estragon di Bologna l’11 marzo.

TRACKLIST

1 – Time to Give
2 – Never Alone
3 – Finish Line
4 – Kick Me
5 – Tokyo
6 – Jo?
7 – Denial
8 – Believe It
9 – Fire and Wings

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