Interviste: Sarah Stride

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Con uno stile assolutamente unico, Sarah Stride ha dato un assaggio della sua peculiarità con l’EP “Schianto” (2017) e a novembre scorso è tornata con un nuovo disco, “Prima Che Gli Assassini”, che riprende i quattro brani dell’EP e affianca loro sei inediti e un omaggio a Franco Battiato (“La Torre”). Realizzato in collaborazione con Kole Laca (Il Teatro degli Orrori, 2Pigeons) e Manuele Fusaroli (The Zen Circus, Nada, Andrea Mirò). Tante le influenze che hanno contaminato lo stile di Sarah: nelle sue composizioni – non nei suoni – si può percepire persino un accenno etnico. Conseguenza, questa, della sua volontà di non perdere mai di vista la realtà che la circonda, e da quando vive in una metropoli come Milano quella realtà è multicolore. Tale attitudine si traduce in una musica ricca di sfumature che esprime i sentimenti più diversi e contrastanti: dalla dolcezza alla confusione, dalla rabbia alla speranza. Con “Prima Che Gli Assassini”Sarah Stride mette in scena una lotta interiore e una schiettezza che spiazzano piacevolmente l’ascoltatore, e così facendo si propone come un’artista che finalmente prende posizione nei confronti degli avvenimenti del mondo.
La nostra Elisa Gasparoni l’ha raggiunta via e-mail per farle qualche domanda sul suo ultimo disco.
Ti definiscono come diversa da ciò che propone generalmente il mercato italiano, fuori dagli schemi, certamente con un’accezione positiva del termine. Ritieni opportuna questa definizione? C’è invece qualche altro artista a cui vorresti essere accostata?
Sicuramente questo disco si discosta molto da quelle che sono le produzioni main stream (nelle quali ormai è presente anche il cosiddetto indie italiano) alle quali l’orecchio dell’ascoltatore si è abituato ma in questo senso credo ci siano moltissimi altri artisti nel sottobosco che propongono una ricerca molto personale e non contaminata da un certo gusto uniformato, in questa direzione in Italia penso a Io Sono un Cane, Verdena, Bunuel, Bachi da Pietra e Giovanni Succi in veste solista, La Rappresentante di Lista, solo per citarne alcuni…
Ascoltando l’album, ho avuto l’impressione che fosse particolare, pieno di contrasti e coraggioso, soprattutto nei testi. Sei d’accordo con queste caratteristiche, e quali altre aggiungeresti?
Ti ringrazio molto per questa lettura. Il dualismo è sicuramente un tema che permea in sottofondo tutti i brani, proprio perché è molto presente in noi. Non credo però si tratti di coraggio quanto di necessità, per me non avrebbe alcun senso fare qualcosa di lontano dal mio sentire e dal mio modo di vivere e in questo senso mi piace pensare che questo sia un lavoro sostanzialmente molto genuino e che cerca di portare in luce la zona in ombra delle cose a cui purtroppo si è poco abituati.
Come è nata la stesura dei testi?  C’è una procedura che segui? Quanto conta invece la spontaneità?
A differenza di come ho sempre composto, i testi sono la prima cosa nata per questo disco. Sempre per la prima volta ho scritto insieme ad un’altra persona, Simona Angioni (che è anche autrice teatrale) e con la quale lavorare è stato davvero un viaggio introspettivo direi quasi chirurgico.
Abbiamo passato ore e ore a scremare, pulire, per arrivare ai temi che per noi fossero davvero indispensabili e con essi la rigorosa ricerca di ogni parola per esprimerli il più chiaramente possibile. Dopo aver individuato il nucleo centrale di ogni brano, la scrittura in sé è stata davvero molto fluida nonostante arrivassimo da esperienze artistiche molto diverse, ogni parola aveva già una propria suggestione sonora per cui costruzione melodica e letteraria si sono intrecciate e influenzate a vicenda in un modo estremamente naturale.
Nei temi dell’album è presente anche il mito (solo per citarne uno, “Il figlio di Giove”). Quanto la mitologia classica può essere un riferimento per i giorni in cui viviamo? Penso anche al celebre brano di Gazzé, “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, come riferimento per descrivere un amore forte e puro.
Thomas Mann scriveva “ Il mito è il fondamento della vita, lo schema senza tempo, la formula per cui la vita si esprime quando fugge al di fuori dell’inconscio”.
In un tempo come quello che viviamo dove l’ossessione scientifica oggettivante, l’avanzamento prepotente dell’era digitale tendono a disumanizzare la nostra cultura, le pulsioni, le aspirazioni le disfatte e i trionfi degli uomini in realtà rimangono le medesime dalla notte dei tempi. Io penso al patrimonio mitologico come ad un incredibile strumento di orientamento nel mondo, una risorsa piena di meraviglia che si offre a noi intatta e non svilita dalla superficialità del quotidiano.
Sono sempre più numerosi gli artisti italiani che aggiungono date internazionali a quelle nel nostro Paese. C’è qualche palco internazionale che ti piacerebbe calcare, e perché?
Sicuramente uno dei palchi di Primavera Sound a Barcellona, la proposta artistica offerta è sempre di altissimo livello e l’organizzazione impeccabile.
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Sarah Stride è una cantautrice italiana, attiva sulla scena indipendente con album, performance, live, video arte, happening e piece teatrali, ricerca, pubblicazioni e laboratori nel campo dell’arte-terapia in ambito psichiatrico, pubblicità e collaborazioni sia dal vivo sia in studio con artisti italiani e internazionali tra cui Ivano Fossati, Aldo Nove, Carlo Boccadoro, La Crus, Renato Garbo, Masbedo, Howie B, e altri ancora. 
“Sarah Stride” è primo album solista (Cramps-Edel), pubblicato nel 2012 e che ha attirato l’attenzione della stampa di settore per l’imponente personalità vocale. Nello stesso anno viene pubblicato “Canta Ragazzina” (FB22records) un album di celebri brani maschili anni ’60 riarrangiati in chiave alt-rock.
L’intensa attività live, proposta in varie declinazioni (da quintetto a duo) ha portato la formazione ad aprire importanti concerti di artisti italiani e internazionali tra cui Eugenio Finardi, Rokia Traoré, Erlend Oye (King of Convenience), Television…
Nel dicembre del 2016 esce “Il Figlio di Giove” in anteprima per SentireAscoltare, primo estratto dall’album previsto per l’autunno 2018 nato in collaborazione alla produzione di Kole Laca (Il Teatro degli Orrori, 2Pigeons) e Manuele Fusaroli (The Zen Circus, Nada, Andrea Mirò), lavoro che abbandona le consuetudini alternative rock dei precedenti per affidarsi all’elettronica più minimale e violenta del nuovi produttori artistici.
Sempre come anticipazione del nuovo album, nell’aprile 2017 in anteprima per Rockit esce “Schianto” il nuovo EP di 4 brani scritti insieme a Simona Angioni, lavoro che incuriosisce e interessa molto la stampa di settore, dove vengono messi in connessione mondi decisamente diversi, quello della melodia italiana con una serie di riferimenti sonori e melodici che vanno indietro fino agli anni ’60 e ’70 di voci storiche come Nada, Mina, Mia Martini, Antonella Ruggiero (periodo Matia Bazar) ed il mondo dell’industrial rock, un sound decisamente inedito, che a prima vista può forse sembrare inconciliabile ma che in realtà, grazie all’astute scelte di produzione dei brani di Kole Laca e Fusaroli, rende tutto straniante ma confortevole. 
I due singoli dell’abum, I Barbari e Megasentimento sono stati presentati in anteprima rispettivamente da Rockerilla e Rolling Stone.
Nel giugno 2017 è vincitrice del primo premio giuria del concorso nazionale Musica da Bere e nel 2018 è arrivata tra gli 8 finalisti del Premio Buscaglione,  tra i 16 finalisti di Muscultura, e sta aprendo i concerti di importanti artisti nazionali ed internazionali (Morgan, Morcheeba, Joan As Police Woman, Jack Jaselli..) 
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