Interviste: Bruno Bavota

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“RE_CORDIS” è la live session in studio dei brani più noti del pianista e polistrumentista Bruno Bavota, uscita il 18 gennaio su etichetta Temporary Residence/Goodfellas.
Abbiamo contattato l’artista via mail per saperne di più e per rivelarci altri dettagli del suo mondo.

“Re_Cordis” è una live session dei tuoi pezzi più importanti, una sorta di “best of” a cui si aggiungono due nuove composizioni, “The Night Of” e “Moving Clouds”. Parlaci di come hai scelto quali pezzi del tuo repertorio includere e anche del processo di scrittura dei due inediti.
È una scelta che ho fatto insieme all’etichetta (Temporary Residence Ltd.). Abbiamo scelto i brani che potessero rappresentare al meglio il mio percorso fino ad ora, partendo dal solo piano fino ad arrivare all’utilizzo dell’elettronica ed alle nuove sonorità di brani come “The night of” e “Moving clouds”.”The night of” è un brano che ho scritto mentre ero in tour: è nato tutto durante il sound check in un teatro in Olanda, partendo dalla percussione, che puoi ascoltare all’inizio, per poi costruire tutta la melodia che ho sviluppato durante le registrazioni del disco.

Il titolo è singolare e suggerisce un richiamo anche all’etimologia latina. Spiegaci meglio l’accostamento che volevi suggerire.
La parola re-cordis è formata dal prefisso re e dalla parola cor-cordis che in latino significa cuore. Il titolo RE_CORDIS vuol dire letteralmente ripassare dalle parti del cuore e per i latini il cuore era la sede della memoria. RE_CORDIS è stato registrato in un unico pomeriggio in studio in presa diretta, e risuonare molti brani con un’intensità ed una maturità diversa è stato come immergermi in tutte le emozioni che ho vissuto in passato durante la scrittura dei brani

Quanto di classico e quanto di moderno c’è nella tua musica?
Di classico c’è sicuramente il pianoforte, ma credo che la mia musica sia più moderna che classica. Attraverso l’uso di processori e pedali effetto, cerco di utilizzare il pianoforte in modo non comune provando ad avere un’impronta sonora più definita e personale.

Durante l’ascolto di questo tuo lavoro, ho avuto l’impressione che la tecnica sia sì fondamentale, ma anche la componente emotiva. Sei d’accordo con questa affermazione?
Sono due componenti diverse ma importanti in egual modo. L’esecuzione dei brani è fondamentale e, se non hai una certa padronanza dello strumento e delle tue composizioni, rischi che la parte emotiva perda intensità ed impatto.

Durante la tua carriera hai già ottenuto diversi riconoscimenti, ma qual è quello fra tutti che ricordi con più emozione?
Un’emozione recente, quella di pubblicare la mia musica con una delle mie etichette preferite in assoluto!

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