Live Report: Basement – Locomotiv Club, Bologna, 25 gennaio 2019

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Venerdì ho assistito al concerto di una delle band emo/post-hardcore più rilevanti ed interessanti degli ultimi otto anni. Influenzati da band di culto come Nirvana e Sunny Day Real Estate – uno dei pionieri dell’emo anni ’90 – i Basement di Andrew Fisher sono attualmente annoverati tra i migliori gruppi del genere.

Intraprendendo la carriera da un debutto principalmente melodic hardcore, il percorso degli inglesi Basement si compone di quattro dischi – tra cui l’ultimo “Beside Myself”, dove si incontrano le prime sonorità della band con quelle più orientate sull’alt rock del penultimo disco “Promise Everything”, uscito tre anni fa: sono proprio i pezzi di questi due ultimi album a comporre buona parte della setlist, sebbene non manchino le gemme dei primi due dischi.

Il locale è abbastanza vuoto per le band di apertura e rimane tale per i Basement, ma non mancano l’energia e, naturalmente, lo stage diving per i presenti sotto al palco. L’idea è quella di essere in un piccolo locale statunitense durante il periodo della seconda ondata emo, che ci catapulta indietro di quasi venti anni: il dressing code è formato da berretto di lana, Converse e felpa girocollo. Il pubblico si fa sentire soprattutto per “Whole” e “Spoiled”, due delle tracce pilastro del sophomore, fino a chiudere con “Promise Everything”, title track dell’omonimo disco.

Tutto davvero piacevole, ma due lati negativi hanno abbassato un po’ il livello della serata: l’acustica e la breve durata del live (un’ora scarsa). Nonostante queste piccole pecche, i Basement si riconfermano una band calorosa ed energica.

Testo e foto di Alessio Petralia

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