Recensione: “Happy In The Hollow”, il quarto album dei Toy

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Il nuovo album della band britannica Toy, fra le più importanti del rock psichedelico e shoegaze si intitola Happy In The Hollow, è uscito venerdì 25 gennaio, ed è il quarto della loro carriera musicale, pubblicato a più di due anni dal precedente Clear Shot (fine 2016). Il disco è autoprodotto e, ascoltandolo, abbiamo l’impressione che questo gruppo abbia voluto mostrarsi a nudo con la sua vera essenza, senza troppi fronzoli. È, senza alcun dubbio, insomma, un album che presenta uno stile ben definito.

Ma, volendo procedere con ordine, iniziamo dalla traccia in apertura, ovvero Sequence One, brano che ha anche anticipato l’uscita discografica con un videoclip pubblicato lo scorso ottobre. Possiamo affermare che la scelta di questo pezzo come anteprima è azzeccata, in quanto si tratta di un buon assaggio di quello che andremo ad ascoltare. Non troviamo, infatti, elementi inaspettati nell’opera in toto; nulla che possa distrarci, insomma, se la premessa era proprio quella traccia d’apertura.

Le vocalità particolari e la presenza dei classici strumenti tipici del rock caratterizzano l’album dall’inizio alla fine, senza eccessivi voli pindarici. Lo stile dei Toy è, insomma, un po’ come un marchio di fabbrica. La presenza importante delle chitarre, delle percussioni e del basso elettrico lasciano spazio anche a un leggero sottofondo di tastiere, ma mai davvero invasivo. Queste ultime, piuttosto, sono utili a creare un’atmosfera un po’ sognante, presente anche in Mistake a Stranger. Ma non c’è più tempo per sognare e diamo spazio al ritmo e alla vitalità con Energy, che è il caso di dirlo, nomen omen. A nostro parere, è la traccia più interessante e intrigante di tutto il disco. C’è poi perfino un certo richiamo da film western con le distorsioni in The Willo, un elemento diverso che però non ci distoglie dalla linea guida. Chitarre, basso e batteria sono completamente protagonisti in Jolt Awake, pezzo quasi solo strumentale, in cui la voce è più che altro un sottofondo. Spazio alle tastiere, ma sempre con una certa moderazione, in Mechanism e Strangulation Day. Ritornano importanti le chitarre, anche se in versione acustica, in You Make Me Forget Myself. Le stesse sono protagoniste nella traccia successiva, Charlie’s House, stavolta completamente strumentale. Con Move Through The Dark, la traccia che chiude il disco, non si presenta ancora nessuna spiacevole sorpresa, e così veniamo riaccompagnati verso il mondo reale, attraverso delle note rassicuranti.

La band sarà anche in Italia a Marzo per tre imperdibili date, ovvero il 6 al Circolo Ohibò di Milano, il 7 al Largo Venue di Roma e l’8 al Covo Club di Bologna.

TRACKLIST
1- Sequence One
2- Mistake a Stranger
3- Energy
4- Last Warmth of the Day
5- The Willo
6- Jolt Awake
7- Mechanism
8- Strangulation Day
9- You Make Me Forget Myself
10- Charlie’s House
11- Move Through the Dark

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