Recensione: “Remind Me Tomorrow”, il nuovo album di Sharon Van Etten

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<< Questo album ha come tema principale la ricerca delle proprie passioni.>>

Questa frase dell’artista stessa Sharon Van Etten può ben riassumere questo suo nuovo lavoro discografico, Remind Me Tomorrow, il suo quinto album uscito il 18 Gennaio dopo ben quattro anni dal precedente Are We There. Per quanto riguarda gli arrangiamenti, è presente anche la mano preziosa di John Congleton, già produttore discografico di nomi del calibro di Bono Vox, Anna Calvi, Angel Olsen, solo per citarne alcuni.

La cantante statunitense è anche attrice e mamma; lei stessa ha affermato che ha scritto questo disco nei ritagli di tempo fra i vari impegni, eppure l’impressione che si ha di questo suo lavoro è di un prodotto ben concepito e riuscito. Pieno di sfumature, di luci e di tenebre; di quiete e di tormento, che insieme convivono.

Ci immergiamo nella sua musica lentamente grazie alla traccia di apertura, I told you everything, in cui spicca la voce accompagnata dal piano e le lievi percussioni sono solo un delicato scandire del tempo. Siamo ancora inconsapevoli invece del fatto che l’album non è solo questo; anzi. Se infatti non mancano le ballad come queste, essenziali e caratterizzate dal duo piano-voce, c’è anche molto di più. Già dalla seconda traccia, No One’s Easy to Love, iniziano a sentirsi più presenti dei synth e un basso elettrico particolarmente interessante, ma questi elementi non vanno mai a scapito della voce di Sharon, non la oscurano. Particolarmente sperimentale è la traccia Memorial Day, in cui la voce e i suoni distorti inebriano l’ascoltatore. Ci avviciniamo così, un po’ piacevolmente confusi al cuore del disco, iniziando da Comeback Kid.

Si viene investiti improvvisamente da un concentrato di percussioni che compongono una ritmica coinvolgente; in questa traccia vi è un’esplosione di energia, un concentrato di elementi chiaro-scuri che convivono, un po’ come l’oro e il nero presenti nel video ufficiale. I colori trafiggono l’artista, protagonista del clip, presente davanti a uno sfondo sul quale vengono proiettate immagini che si irradiano su tutti i corpi presenti, quello della cantante, incluso. Ritorna un po’ di quiete dopo la tempesta con il brano successivo, Jupiter 4, accompagnato, anch’esso, da un videoclip. Questa volta la scelta ricade sul bianco e nero; e ancora più forte è la presenza da protagonista dell’artista, sia per i primi piani, ma soprattutto per la voce, che specialmente in questo caso fa pensare ai migliori brani di Florence Welch. Una traccia particolarmente intensa e ricca di pathos, che ci accompagna lentamente, con i suoi sei minuti di introspezione, verso Seventeen, altro pezzo forte del disco, anch’esso già con un video musicale. In questo pezzo convivono moderno e nostalgia; nei suoni c’è un sottile richiamo “80s”, ma senza un’eccessiva invadenza. Stavolta nel video ricompaiono i colori, ma soprattutto viene sviluppata una vera e propria mini-storia in cui l’artista è presente, ma la vera protagonista è una ragazza che un po’ ci ricorda lei, o che in tutta probabilità vuole rappresentare l’artista stessa da adolescente.

Il nostro viaggio prosegue con Malibu, e così ci addentriamo in un differente capitolo immaginario, composto da tre brani, in cui sono anche compresi anche You Shadow e Hands in cui la tensione è meno forte rispetto al cosiddetto cuore del disco, ma le ritmiche sempre importanti, specialmente quest’ultima traccia menzionata, che non escludiamo, e anzi, azzardiamo, potrebbe diventare un buon singolo.

Ci avviciniamo alla conclusione con Stay, un brano ancora più intimista e con una chiusura un po’ ad anello ci riaccompagna fuori dal mondo musicale della Van Etten, includendo anche alcuni suoni dolci che ci ricordano quelli di un carillon, accompagnati a contrasto, però, da un basso elettrico e da percussioni leggermente incalzanti, come a sottolineare che le note di dolcezza sono sempre accompagnate da un animo prettamente dark.

In conclusione, si può affermare che Remind Me Tomorrow è un disco davvero interessante che non stanca l’ascoltatore forse anche per via della sapiente alternanza di quiete e tempesta, ed è particolarmente consigliato per chi, come la cantante, ha un lato un po’ dark, nascosto o manifesto che sia.

Testo di Elisa Gasparoni

TRACKLIST

1- I Told You Everything
2- No One’s Easy To Love
3- Memorial Day
4- Comeback Kid
5- Jupiter 4
6- Seventeen
7- Malibu
8- You Shadow
9- Hands
10- Stay

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