Live Report: Aurora – Circolo Magnolia, Milano, 14 gennaio 2019

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Vi è mai capitato di assistere a qualcosa di magico ma reale allo stesso tempo? Questo è il caso del live di AURORA, cantautrice 22enne di origini norvegesi il cui sound è un misto tra synth pop, pop barocco e elettropop.

Per vari inconvenienti arrivo alla venue poco prima dell’inizio del concerto principale, perdendomi così l’opening act Talos (molto bravo, a detta di un amico). La tenda del Magnolia è già quasi al completo, con un pubblico molto vario e abbastanza stravagante (outfit e capelli particolari).
Le luci si abbassano verso le 21:05 e si crea fin da subito un’atmosfera fatata, a tratti sacra, e perfetta per la traccia d’apertura “Churchyard”: il “cimitero” di AURORA e della sua band è un luogo dove si mescolano incredibilmente tristezza, leggerezza e felicità. La cantautrice stabilisce immediatamente un contatto con gli spettatori, trasmettendo le sensazioni evocate da ogni singola canzone, e intramezzando con brevi descrizioni riguardo ciò che accade sul palco, spiegando anche testi e musica dei pezzi.

AURORA è versatile sul palco: esegue movimenti scattanti con il capo, spalanca gli occhi e gira i polsi in modo delicato, come a toccare con mano – fino ad arrivare a danzare con una farfalla notturna – l’atmosfera creatasi, intrisa di luci e ombre che si incastrano con la voce e gli strumenti impiegati. L’amore per la natura è completato dall’amore per gli esseri viventi, di cui AURORA esplora sia il lato positivo che quello negativo, con una particolare inclinazione per quest’ultimo negli umani. Il range vocale dell’artista è impressionante: parte dalle note più cupe e basse fino ad arrivare a picchi più flebili e, al contempo, acuti. I testi si fondono con il suono e il suoni della tastiera, della batteria e della chitarra si amalgamano con la voce.

L’ultimo pezzo del set è dedicato a tutte le persone felici, ma anche a quelle che ancora non lo sono, a cui viene donata comunque speranza (“if you’re not happy, things can change very quickly”). Il messaggio di “Through the Eyes of a Child” è il più intenso di tutti e, non casualmente, si tratta della traccia di chiusura dopo l’encore. Guardate il mondo attraverso gli occhi di una bambino, siate felici e, se non lo siete, non preoccupatevi perché tutto cambia. AURORA e la band si inchinano e si accomiatano, lasciandoci il ricordo di una serata fatata ma così vivida e reale.

Testo e foto di Alessio Petralia

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