Recensione: Elli de Mon “Songs of Mercy and Desire”

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Con un titolo che ricorda i luoghi deserti degli States mescolato al Folk di Bob Dylan e all’attitudine da solo-artist à la Nick Cave, ritorna sulle scene musicali, col terzo album in carriera, la cantautrice Elli de Mon con “Songs of Mercy and Desire”.

Accompagnata dalla sua inseparabile chitarra, l’artista veneta ripercorre ciò che sono -in parte-le radici della musica americana tra tradizioni folk, tantissimi spunti di blues e una voce a tratti sensuale e altre volte più rude: alle prese con i suoi demoni, Elli de Mon non si tira indietro e li affronta come se volesse pestarli oppure sovrastarli con una tempesta (“Storm” ne è l’esempio) di garage-blues mescolato al genere di Dylan.

Nonostante questa sua continua lotta, in “Songs of Mercy and Desire” non mancano tracce più vicine a classiche ballate, quindi meno irruenti: “Riverside”, difatti, grazie a un arrangiamento molto più morbido, sembra spaccare l’album in due parti ed è la canzone che rivela vocalizzi più melensi e meno increspati; “Flow”, tuttavia, è la ballata che emoziona e trasmette di più.
Il terzo album della one woman band è un lavoro parecchio intimo e, probabilmente sia per il titolo che per lo scontro tra le varie canzoni, ricco di spunti legati all’esperienza e alla vita di Elli de Mon: con tratti più sensuali, altri più folkloristici e altri ancora più tempestosi, l’artista riesce a trasmetterci le sue molteplici emozioni e sensazioni.

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