Live Report: Cesare Cremonini @ Unipol Arena, Bologna

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Quando ero una dodicenne, alla porta d’ingresso della pubertà, amavo giocare a pallavolo e negli spogliatoi, spesso e volentieri prima-dopo di una partita, giravano i Lunapop.

Uno dei miei primi concerti in assoluto, sempre a quell’età, fu proprio quello della suddetta band: dei Lunapop avevo il cd di “Squérez?”, i quaderni di scuola e una base di cultura musicale -ringraziando parenti più grandi- che comprendeva buona parte di British music (Beatles, Rolling Stones, Blur, Oasis, Spice Girls, All Saints etc…). A 18 anni di distanza, senza minimamente prevederlo, mi ritrovo nel parterre dell’Unipol Arena di Bologna per assistere alla prima delle tre date (27 novembre) di Cesare Cremonini: la prima reazione, dopo aver scoperto di avere un pass per questo live, è stata quella del “se proprio non mi ci trovo, vado a bere”.

Il pubblico di questa sera comprende tutte le età, differenti generazioni e molteplici persone con gusti musicali completamente differenti tra loro: da ascoltatori di musica Pop italiana, vedo  anche signori adulti con t-shirt dei Nirvana; dal taglio di capelli britpop, a signore di una certa età che ritornano quindicenni. Cesare Cremonini raccoglie e unisce tutte queste persone e, nel corso del live, si comprende che siamo tutti una grande famiglia.

Il frontman, accompagnato da molti strumentisti (vedremo anche l’amicone Ballo) e da coristi, si dedica, tra un cambio di abiti e un altro, a un pop italiano semplice marcato da una notevole influenza di musica d’oltremanica: “Kashmir-Kashmir”, la seconda traccia della setlist, presenta riferimenti che vanno dai new Order a Depeche Mode; altri brani hanno uno stile cantautorale che regalano atmosfere retrò, anche grazie alla presenza di fiati e il posto che prende Cremonini al pianoforte; altre canzoni ricordano i Muse, sia nella sezione ritmica (batteria su tutti gli altri strumenti) sia quando il frontman, con occhialoni da sole tamarrissimi, imita vagamente Matt Bellamy.

Cesare Cremonini – Unipol Arena, Bologna, 27 novembre 2018 – Foto di F. Fiorini

L’atteggiamento di Cesare Cremonini sul palco, inoltre, varia in base alle luci, ai cambi d’abito (a tratti più ragazzino indie; altre volte con attitudine che riprende uno dei suoi idoli, ovvero Freddie Mercury) e ovviamente a quello che canta e la sua band esegue: tra momenti intimi, nostalgici e commoventi, sia per noi del pubblico che per lui sul palco (“Vieni a vedere perché” e “Vorrei” con immenso sing-along), ad atmosfere più esuberanti con la classica “50 special” e la più recente “Grey Goose”.

Su “Marmellata 25” decido, poi, di uscire per evitare di restare bloccata nel traffico, ma, nel frattempo, mi sembra di sentire qualche chiaro riferimento a “Baba O’Riley” degli Who: “Teenage wasteland, it’s only teenage wasteland”.

Le influenze da cui prende spunto Cremonini, insomma, le apprezzo parecchio ed è piacevole vedere come questo ragazzo (ebbene ha pure ragione a dire che noi degli anni ’80 abbiamo un po’ di sfighe in amore) riesca ad unire, come una famiglia o, meglio, come un gruppo di amici al bar, così tante persone di differente età e cultura -musicale e non-.

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