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Black Rebel Motorcycle Club, Rocca Malatestiana, 23.07.2018

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Sono passati quattro anni dal mio ultimo concerto visto presso la suggestiva e affascinante cornice della Rocca Malatestiana di Cesena.
Faccio ritorno in questo luogo meraviglioso nel pomeriggio di un lunedì piuttosto umido e afoso, lo scorso 23 luglio, momento in cui mi rendo conto che, nel giro di questo lungo periodo, ogni cosa è cambiata: la compagnia, anche se sarò circondata da amici e altri ragazzi che non vedevo circa da tre anni ma il cui affetto nei loro confronti è rimasto pressoché immutato; la band, dato che l’ultima volta ero qui per il live dei Belle & Sebastian; l’atmosfera, poiché l’organizzazione è migliorata e, probabilmente, sento una lieve nostalgia di coloro che erano al mio fianco proprio 4 anni fa.
Arrivata alla venue quando il cielo era soleggiato ma punteggiato da innocue nuvole grigie, lentamente, dopo due gruppi spalla, arriva il buio e, intorno alle 22, sale sul palco la band headliner che mancava in Italia da circa 8 mesi: i Black Rebel Motorcycle Club, capitanati da Robert Levon Been (basso) e Peter Hayes (chitarra e armonica).
Dalla seconda fila centrale mi rendo conto che la band di San Francisco si sia evoluta parecchio in questi anni: la loro ultima creazione, “Wrong Creatures, avrà largo spazio per tutta la durata del concerto e, poiché sono una grandissima amante dei loro primi album, mi pare che i tre componenti (non dimentichiamoci della grande Leah Shapiro alla batteria) non riescano a esplodere completamente, forse anche a causa del pubblico della prima fila che pare non sia mai stato a un concerto rock.
Dopo i primi tre brani della setlist, presi proprio dall’ultimo lavoro discografico della band (“Spook”, “Little Thing Gone Wild” e “King of Bones”), finalmente iniziano a sentirsi le voci più sensuali e calde dei due frontmen -che si alternano di posto anche sul palco-, le distorsioni e quell’euforia che cattura l’intero pubblico: “Beat the Devil’s Tattoo” e la successiva “Ain’t no Easy Way” faranno la loro parte.
Ahimè, c’è sempre il fattore pubblico davanti che non fa il suo di lavoro: il trio di San Francisco ha sempre avuto (perlomeno a Londra e a Bologna, luoghi in cui ho avuto la fortuna di vederli in passato) una audience degna del loro nome; ma, a questo giro, ci capitano frasi sull’onda del “Guarda che domani vado dal mio avvocato!!!”, rivolto a me, amici e a tutti gli altri che saltano, ballano e si divertono sulle note di Peter Hayes e compagni.
Chiaramente tutta la questione si risolve tra ironia e due risate, anche se la domanda sorge spontanea: se alle persone dà così fastidio sentire il contatto con altra gente, perché venire a sudare a un concerto quando si può ascoltare la band in casa grazie ai vari Spotify e simili?
A questo punto, aggiungendoci anche coloro le cui facce vengono illuminate dagli smartphone, l’altra questione è: “Whatever Happened to our Rock’n’Roll?”.
Fortunatamente, la parte di pubblico alquanto smorta è giusto lì per osservare la sensualità ubriaca di Robert Levon Been o la sigaretta mai fumata di Peter Hayes (suonare con la sigaretta spenta a pelo labbra, lo rende sempre davvero molto affascinante); ma il lato oscuro del pubblico rock’n’roll dei Black Rebel Motorcycle Club sta prendendo lentamente spazio.
La setlist prosegue con “Conscience Killer”, “Stop” e Complicated Situation”, la cui conclusione determina la prima parte del live: la band va dietro alle quinte per bere qualcosa e, dopo pochi minuti, si ripresenta Robert Levon Been con chitarra alla mano e pronto a dedicare “Let the Day Begin” (cover de The Call) al padre deceduto nel 2010.
Dopo la traccia e la voce emozionata del bassista della band, ritornano sul palco prima Peter Hayes e, l’istante successivo, Leah Shapiro: gente, iniziano i botti.
Una sequenza con “Love Burns”, “White Palms” e “Red Eyes and Tears” viene cantata a squarciagola e le danze si fanno più spietate, aspetti che vengono presi con grande entusiasmo dalla band sul palco: improvvisazioni, tra cui qualche spettacolo e gioco di basso, grande motivazione e probabilmente qualche sorso di alcol prima dell’encore fanno proprio bene ai tre componenti della band sul palco.
“Six Barrel Shotgun”, tratta dal loro secondo album, ci fa riprendere per un attimo fiato, ma non è ancora finita: mancano i fuochi d’artificio che segneranno la fine di un concerto che, inizialmente, pareva fosse più “quieto” rispetto a quelli che ho avuto modo di vedere qualche anno fa.
La linea di basso pare quasi prendere forma e la si può percepire con tutti i sensi: ha inizio “Spread Your Love”, il cui coro continua anche al termine dell’esecuzione del brano; a questa seguirà la finale “Whatever Happened to My Rock’n’Roll?”, canzone che ci travolge e, in maniera del tutto irrazionale, fa scatenare la nostra rabbia, fino a ora contenuta per buona parte del concerto.
Forse il lato oscuro del rock’n’roll, le distorsioni, le improvvisazioni, l’energia e la veemenza della musica dei BRMC, oltre a quel muro di suoni che ci fa fischiare le orecchie per un po’ a fine live, sono ancora presenti nell’animo della band di San Francisco; del resto, noialtri, veri appassionati dei suddetti, siamo riusciti, anche se solo per le ultime sei tracce della setlist, a sconfiggere e a predominare su eventuali blogger, instagrammers (si dice così?), fashion blogger che temono di rovinarsi i capelli e personaggi che fingono di essere i nuovi Simon Reynolds o Lester Bangs.
Grazie a Robert Levon Been, Peter Hayes, Leah Shapiro e la loro musica, infatti, si è sempre soddisfatti di avere i vestiti incollati addosso e, per quanto mi riguarda, la frangia che resta appiccicata alla fronte: almeno siamo certi di aver ballato, di esserci scatenati e, soprattutto, di esserci davvero divertiti anche per questo loro live.

SETLIST

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