Cosmo live @ Link, 16/03/2018

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Ci sono artisti che fanno musica per allontanare, liberarsi o scacciare i propri fantasmi; altri di questi, invece, cercano questi spiriti, in modo tale da creare un rapporto diretto con loro e comunicarci: Marco Jacopo Bianchi si presenta al Link di Bologna in questo -quasi-primaverile 16 marzo e decide di riassumere queste due figure di artista, contrapposte tra loro, in un unico personaggio, meglio conosciuto come COSMO.
“Forse un giorno ci rincontreremo”, frase ripresa da “Le cose più rare” (presente, tra l’altro, in scaletta), mi fa pensare a tutto il tragitto che ha percorso Cosmo in questi anni: ricordo di averlo intravisto, con altre persone e in maniera alquanto distratta, alla chiusura dello storico Velvet di Rimini; osservare quanta gente, invece, c’è questa sera per lui, a distanza di cinque anni, mi fa sperare in un live che sarà una vera e propria esperienza interessante e variopinta.
Si parte, innanzitutto, con una vera e propria esplosione di colori e di coriandoli, seguiti dal boato che si forma grazie al pubblico variegato, di tutte le età, del Link, sold out anche questa sera.
Cosmo, accompagnato da Mattia e da Roberto alle percussioni e synth, propone un set suddiviso in tre parti ben distinte tra di loro: inizia con brani dove vi è una buona parte di cantato; segue un vero e proprio set elettronico, alquanto liberatorio per Marco; si arriva, poi, all’encore, dove ritornano alcune voci.
In tutte e tre le parti del live, che voglio collegare alla premessa iniziale di questa “recensione” legata ai fantasmi, Cosmo prende per mano il suo pubblico e gli fa fare un bel viaggio grazie alle sue infinite sperimentazioni ed improvvisazioni: per quanto la sottoscritta sia davvero ignorante in materia di musica elettronica (il mio genere è praticamente l’opposto), riesco a cogliere qualcosa legato alle sonorità ibride di Four Tet e Jamie XX.
La setlist mescola tracce con sensazioni e tonalità di colore differenti: “Le voci”, la suddetta “Le cose più rare” e “Dicembre” sono dei pezzi di vita e di esperienze, ma si frantumano non appena vengono interrotte dai brani dell’ultima, doppia, fatica discografica COSMOTRONIC (“Tristan Zarra”, brano che serve a far divertire; il singolone “Sei la mia città”; la bellissima “L’amore”) che, inoltre, introduce sonorità così profonde che pare vogliano formare un vero e proprio groppo in gola, o, al contrario, aiutano a liberarsi di un peso greve quanto un macigno.
Per quanto i presenti abbiano età così differenti (girando lo sguardo indietro, ho visto dei ragazzini sui 16 anni), i brani della serata siano un trip continuo caratterizzato da una moltitudine di pensieri che circolano nella testa dell’artista e in quelle del suo pubblico e Cosmo si dedichi a un genere musicale che possa piacere o meno, egli rende tutti partecipi di un sentimento comune: ballare, scatenarsi, urlare, sfogarsi e divertirsi sotto la pioggia di coriandoli e colori (gioco di luci spettacolare) non sono più solo semplici attività, ma rappresentano un qualcosa di magico e più grande che rende tutti noi “Animali” in “Questa (ultima) festa”.

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