You Said Strange @ Nowhere Club

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Ci sono posti, sperduti nella campagna della “Bassa” modenese, che non ti aspetti: questi piccoli locali sorgono dal nulla, dove le strade sono piuttosto strette e l’unica illuminazione è quella dei fari della tua auto.
Nel bel mezzo del nulla, però, puoi trovare anche fantasmi, personaggi che sembrano venuti fuori da Twin Peaks, contadini che ti parlano in dialetto stretto, oppure una piccola venue chiamata Nowhere Club.
Un locale che non dovrebbe esistere, che è difficile da trovare sulla mappa e il cui parcheggio è all’interno di un grande casolare in cui, probabilmente, Parmigiano e uova sono davvero a km 0.
La macchina viene lasciata in questo parcheggio piuttosto singolare, indicato da una “P” scritta a mano su un pezzo di cartone, proprio davanti alla casa del contadino: inizialmente, ti immagini questo signore di sessant’anni uscire col fucile in mano e pronto a darti la caccia; oppure, ti dici: “Ok, mi sono sicuramente pers*”.
In realtà, entri al Nowhere Club, a 3km circa da Soliera, e ti perdi diversamente, come se ti ritrovassi nella casa dei fantasmi di un Luna Park: a differenza di questo luogo spaventoso, però, vieni avvolto dall’accoglienza dei -pochi- presenti e dalle luci psichedeliche, calde, di questo piccolo locale che non dovrebbe esistere, ma, per nostra fortuna, c’è e nel quale è bellissimo lasciarsi andare.
La band di questa sera proviene dalla Normandia ed è composta da 4 ragazzi piuttosto giovani che si posizionano sul palco in cerchio, come se volessero comunicare al meglio tra di loro e aprendosi al loro pubblico: il loro nome è You Said Strange.
Ispirati dai Brian Jonestown Massacre, prodotti dai Dandy Warhols, sembra assurdo che questi ragazzi giungano dal nord della Francia: il loro sound è un bel mix tra la psichedelia degli anni ’60 e la shoegaze degli anni ’90, generi che creano un’atmosfera che viaggia dal Regno Unito agli USA.
Black Rebel Motorcycle Club, The Warlocks, Ride, Charlatans o Verve degli inizi, difatti, sono i primi nomi che mi vengono in mente non appena la band imbraccia gli strumenti e prende a suonare.
Le influenze sono svariate, il muro di suoni che viene prodotto pare materializzarsi; le note euforiche, catturano i sensi dei presenti, ma, non appena le sonorità si ampliano e si distorcono al termine della canzone, queste sfuggono e svaniscono nel nulla come se fossero fatte di semplice vapore; le due voci alternate, invece, creano quella sorta di nebbia shoegaze che offusca e tranquillizza le menti, dall’inizio alla fine del live.
I brani presentati questa sera dagli You Said Strange sono quelle del loro album, l’esordio, che uscirà a maggio: queste tracce sono orecchiabili, fanno ondeggiare, inebriano i presenti e la sottoscritta non riesce più a togliersi dalla testa il loro singolo “Brain”, canzone che, ancora adesso, canticchio da mercoledì 7 marzo.

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