Mark Lanegan & Band @ Vox di Nonantola

0

Il VOX di Nonantola: se a inizio anno mi avessero detto di tornare e di andare a vedere un concerto in questa venue, famosissima negli anni ’90 e primi anni 2000 per la moltitudine di live internazionali, non ci avrei MAI creduto e, molto probabilmente, avrei perso una scommessa.
La sera del 29 ottobre 2017, tuttavia, mi ritrovo sulla strada che conduce proprio a Nonantola: quante sbronze, quanti brit party, quanti concerti e quante serate esilaranti ci ho passato lì dentro, oramai più di 10 anni fa.
Questa sera, però, è speciale: dopo essermelo perso almeno due volte (Rock en Seine e Vittoriale), finalmente, vedo in concerto MARK LANEGAN, una di quelle voci americane che, “stranamente” (favorendo sempre e comunque la musica d’oltremanica), riescono a farmi emozionare e sospirare.
Tra mille pensieri, raggiungo il Vox piuttosto in ritardo: fuori dal locale non c’è nessuno, salvo i ragazzi della sicurezza, ma, all’interno di questo, la sala è gremita di gente.
Nemmeno cinque minuti dal mio arrivo e Mark Lanegan e band si presentano sul palco con “Death’s head tattoo”, canzone che, tra l’altro, introduce l’ultimo album “Gargoyle”.
Il nostro frontman non è una rockstar scatenata, ma basta la sua voce gutturale ed aspra per far capire a noi del pubblico a quale concerto ci troviamo: per la durata del live, di circa 20 canzoni, saremo in balia delle onde, di generi musicali differenti e di quelle atmosfere, parecchio dark, regalateci dalle sonorità di Mark Lanegan e compagni.
Il live di questa sera sarà un’occasione speciale per la band di presentare proprio l’ultima fatica discografica, ma, nel bel mezzo della setlist, ci saranno anche brani tratti dai precedenti Bubblegum, Blues Funeral e Phantom Radio: magari i vecchi fan degli anni ’90 resteranno con l’amaro in bocca, ma, allo stesso tempo, si riprenderanno con la splendida e dolce Wild Flowers, proprio pensata per il gran finale, e “Mockingbirds”; Deepest Shade, cover dei Twilight Shade, merita una menzione speciale, poiché è una di quelle ballate in grado di catturare e di sconvolgere i sensi di chi ascolta; i cavalli di battaglia, tra cui Hit the city e l’energica Methamphetamine Blues, ovviamente, non mancheranno in scaletta.
Mark Lanegan e band, dunque, propongono un concerto dominato da quell’oscurità che cerca di evolversi continuamente, probabilmente per stare al passo coi tempi: l’atmosfera è cupa e la voce del frontman, così rauca ed emozionante, tende a dare maggior enfasi al tipico blues-rock, protagonista incontrastato di tutto il live (e ci mancherebbe…); tuttavia, frontman e band a seguito daranno prova di non disprezzare altri generi, prendendo alcuni spunti dalla new wave, dall’elettronica e -perché no- da qualcosa legato all’indie rock più attuale.
Un concerto che, in realtà, si mostra come una vera e propria esperienza: le emozioni, le sonorità, le atmosfere e le canzoni presentate questa sera dipingono un quadro dalle tonalità sì scure, ma anche intense e variopinte.
Mark Lanegan, insomma, si può definire come una vera certezza: è pressoché impossibile, infatti, restare delusi da una sua esibizione.

Share.

About Author

Comments are closed.