Intervista a Serena Abrami

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Dopo ben cinque anni dal suo primo album, Serena Abrami torna con un secondo disco, in arrivo il prossimo autunno.
Il suo nuovo lavoro è anticipato dal singolo Credo. Un titolo sicuramente significativo, che nasce da un testo dello scrittore torinese Luca Ragagnin e racchiude un mondo sonoro intessuto di strofe incalzanti ed incisi luminosi, di cui ci ha parlato lei stessa.
serena abrami

Torni con il tuo secondo album a distanza di cinque anni dal primo, come mai un periodo così lungo? Cosa hai fatto nel frattempo?
Ci è voluto del tempo per prendere in mano la situazione musicale/contrattuale/manageriale di cinque anni fa e virarla verso strade a me più vicine. Avrei voluto far uscire queste canzoni due anni fa, ma è da relativamente poco che ho trovato collaboratori seri. Ho continuato a scrivere, esibirmi in concerti e spettacoli teatrali; in questo lungo periodo ho definito meglio i miei obiettivi e ho chiaro cosa devo fare.

Hai scelto un singolo dal titolo significativo per il tuo ritorno, Credo.
In un periodo storico come questo, credere in qualcosa di buono non è facile, tra bollette da pagare, padri e madri di famiglia senza lavoro, teatri in chiusura, cervelli in fuga che qui non vedono un futuro dignitoso. In tutto questo la gente tira fuori una grande dose di coraggio nell’affrontare la quotidianità. La difficoltà ti obbliga a ripartire dalle cose semplici, l’urgenza è matrice di idee nuove, si riesce a vedere il succo delle cose. Ecco, “Credo” ha pochi fronzoli, nasce da lunghe riflessioni, è una melodia che si sviluppa su poche note. In generale tutto il disco è lontano da virtuosismi e seppur con arrangiamenti ricercati, è un lavoro diretto e onesto intellettualmente.

Credo nasce da un testo dello scrittore Luca Ragagnin, com’è nato il vostro incontro?
A Torino, in seguito alla collaborazione con “Vicio” dei Subsonica. Luca è un poeta e uno scrittore di rara sensibilità, da anni collabora con band di vario genere e per me lavorare ai suoi testi è stato un onore.

Il brano racchiude una sorta di “politica dell’esistenza”, in cosa crede Serena Abrami?
“Credo” nella forza che nasce da un cambiamento, al potere della semplicità, credo in quello che faccio e “nei lunghi cammini che danno chiarore all’ignoto”.

Il video di Credo si compone di immagini estremamente evocative, vuoi raccontarci la sua genesi?

Il testo di questo singolo ha una lettura trasversale, i riferimenti testuali possono essere interpretati a seconda del proprio vissuto. Mi piaceva per questo un video senza storia, volevo dare una continuità visiva alla soggettività di chi guarda che in questo modo rimane concentrato sulla musica e le parole.

Nel corso della tua carriera hai collaborato molti con artisti importanti, e non solo in ambito musicale, c’è qualcuno che ti ha particolarmente influenzata?
Penso ad Ivano Fossati per disponibilità, saggezza e simpatia.

Hai alle spalle anche esperienze televisive, X Factor e il Festival di Sanremo, quanto hanno inciso sul tuo percorso?
Molto, nel bene e nel male. Ho partecipato ad X factor nel 2009, ma prima ero vocalist di una band chiamata Elfrida; Sanremo non è stato conseguente ad X factor e al primo tentativo mi hanno scartata. C’è chi crede che queste esperienze significhino mancanza di gavetta. Nel mio piccolo mi sono sempre fatta il mazzo, cercando di mettermi ogni volta in discussione, studiando dove non arrivavo per istinto. Le comparsate televisive sono state parentesi all’interno di un percorso che inizia sin da quando sono piccola e spero continui per molto altro tempo, mi hanno fatto capire concretamente cosa non voglio più fare.

Il tuo nuovo album è previsto per l’autunno 2016, c’è qualcosa che ci puoi anticipare?
Posso anticipare che la produzione artistica è stata affidata ad Ale Bavo e Filo Q per otto brani, a Steve Lyon per due. L’etichetta che segue il progetto è Nufabric, una factory nella campagna marchigiana in cui abbiamo registrato l’album. Voglio citare i musicisti Enrico Vitali, Mauro Rosati, Marcello Piccinini che dalla sala prove al live hanno ragionato con me su un certo suono o una certa melodia ed il bassista Lucio Fasino per aver registrato nell’album le linee di questo strumento.
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