Intervista a Giona

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Giona è il nuovo progetto di Alessio Forgione, che, esaurita l’esperienza con L’Amo, è tornato in compagnia di Michele Leo e Daniele Sarubbi a formare un trio dal carattere potente e distorto, spigoloso e abrasivo: punk e pop ben mescolati e parole che sanno colpire.
Un primo album, Per Tutti I Giovani Tristi, uscito il 21 settembre per la triade To Lose La Track, Fallo Dischi e Stop Records, mix di canzoni energetiche, dirette e taglienti, e un tour che da domani li porterà in giro per l’Italia intera.
Li abbiamo raggiunti via mail per qualche domanda proprio alla vigilia della partenza.

Partiamo dal nome del progetto, Giona: nella vostra biografia c’è qualche episodio che ricorda l’incontro con la biblica balena?

La parte con la balena è quella che ci colpisce meno nella vicenda di Giona. Sono effetti speciali attira-pubblico, preferiamo i film d’autore. Quel che ci piace è che Giona, prima, non pieghi la testa dinanzi al volere di Dio, che cerchi di tenergli testa, di sfuggirgli e poi, resosi conto dell’impossibilità della fuga e di combattere con le medesime armi, accetti il volere del creatore e lo svolga fino in fondo, ma senza dimenticare il suo iniziale rifiuto, tenendo il punto. Non è un comportamento coerente, ma il comportamento di chi vuole vedere cosa accade, cosa può riuscire a fare con la realtà che gli si para davanti. A volte molto poco, ma può essere un poco di non poco conto.

Come è nata questa nuova formazione, avete già collaborato in progetti precedenti?

Non abbiamo suonato assieme prima di Giona, ma Alessio e Michele hanno un’etichetta – Fallo Dischi – che ha fatto uscire il primo disco dell’altro gruppo di Daniele – Shit Kids Galore.

Parliamo del vostro primo lavoro, “Per Tutti I Giovani Tristi”: come mai questa dedica malinconica? Pensate ci siano tanti giovani tristi in Italia?

Alla stregua di quello che Pavese diceva riguardo il suicidio, pensiamo che chiunque abbia un buon motivo per essere triste. Noi, con questo disco, tentiamo di fornirgli una via di fuga. Di dirgli che forse quel motivo di tristezza non è il migliore che potesse scegliere; che tanto, di tutto questo, tra cento anni non fregherà un cazzo a nessuno. Nemmeno a lui.

Un album che sembra un raccoglitore di storie vissute, dure e ciniche: quanto c’è dei vostri trascorsi e della vostra città natale, Napoli?

Purtroppo non siamo ancora capaci di inventare delle storie che non ci riguardino e alla prima persona singolare – o la prima persona plurale – corrisponde davvero una storia autobiografica. Ci stiamo provando però: per il prossimo futuro ci piacerebbe anche raccontare storie lontane o che trattino una storia d’amore dall’altra parte della trincea – cioè, da un punto di vista femminile. Le persone sono il posto in cui vivono, la loro famiglia, i loro studi, quello che ascoltano, quello che leggono, quello che gli piace e quello che non gli piace. Tutto concorre a creare la personalità finale attribuibile a un individuo. Quindi sì, Napoli, una certa Napoli fa parte di Giona, della sua poetica – da intendere nella scelta delle parole che usa – e del suo modo di rapportarsi non solo alla musica, ma alla vita in generale.

Venticinque minuti scarsi e tiratissimi: è la vostra tipica “forma canzone” o i pezzi sono nati così naturalmente?

I pezzi sono nati nel modo più ingenuo possibile. Non ci si è mai fermati a pensare se dovessero essere lunghi o brevi, distorti o puliti, la voce con l’ottava bassa o alta. Sono nati e sono stati registrati, una prima volta, per essere ascoltati solo da una persona e quindi in assoluta spontaneità; poi, sono stati registrati una seconda volta – uguale alla prima, ma in una qualità migliore – perché alcune persone – Luca di To Lose La Track e Ivan di Stop Records, cuori ovunque!!! – ci dicevano che erano belli e bisognava pubblicarli. Il prossimo disco sarà un doppio con bassi dub e chitarre gospel.

Undici inediti più “la cover di una cover”: cosa vi ha portato a scegliere la versione dei Ramones di “Do You Want To Dance”?

Abbiamo scoperto solo al momento di scrivere i credits del disco che non è un pezzo dei Ramones. Per noi resta un pezzo dei Ramones. Siamo di legno.

A breve partirete con il vostro tour, è la prima volta che calcate i palchi insieme?

La primavera scorsa abbiamo fatto quattro concerti, in giro per la Campania, con gruppi che ci piacciono: Capra, Tiger! Shit! Tiger! Tiger!, Minnie’s, Shit Kids Galore, X-Mary e Culture Wars.

Chitarra, basso, due tamburi e una prima manciata di date da Napoli a Bologna, passando per Roma e Perugia: cosa vi aspettate?

Ci piacerebbe trovare, lungo la strada, tanti concerti belli e moltissime cene a base di pasta al pesto e birra Peroni.

Queste le prime date del tour:

10 ottobre: Napoli @ Secret Show
14 ottobre: Bologna @ Arterìa
16 ottobre: Pegognaga (MN) @ Arci Casbah
17 ottobre: Cesena @ Vidia
29 ottobre: Castiglion Fiorentino (AR) @ Velvet Underground
30 ottobre: Terni @ Galleria Da.Co.
3 novembre: Roma @ Dal Verme
6 novembre: Perugia @ Free Ride
7 novembre: Camposanto (MO) @ Fermata 23
13 novembre: Cosenza @ B-Side
14 novembre: TBA

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