Intervista con Dardust

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Dardust è un progetto di un singolo, Dario Faini, che si dedica alla ricerca di un suono dalle chiare origini nord europee, tra Berlino e l’Islanda. Dentro il suono di Dardust convivono i pesi massimi della scena mittle-europea che sta facendo evolvere il concetto di musica classica, traghettandola dalle sue origini “ingessate e quasi nobiliari” a quelle nuove di musica aperta ed universale, senza per forza avere quegli aspetti commerciali che spesso in Italia ritroviamo abbinati alla “nuova musica classica”, detta anche neo-classica. Noi gli abbiamo rivolto qualche domanda via mail:

Sei in giro con un tour, come sta andando?

Credo che la dimensione live sia ideale per capire Dardust ed entrare in contatto con noi. E’ un viaggio emotivo che dal vivo si esprime al massimo e  fa la differenza. Durante il live di Dardust chi è sotto il palco vive con noi questo viaggio unico che non è fatto di tracce separate ma di un flusso continuo di temi, suoni, rumori collegati tra loro.

Spesso non c’è nemmeno l’applauso tra una traccia e l’altra e questo non mi dispiace affatto, al contrario mi fa capire che lo spettatore è dentro quello che sta avvenendo sul palco. Poi alla fine del concerto si scatenano e questo ci ripaga di tutta l’ora sul palco.

La musica neoclassica con queste derivazioni electro è quasi sconosciuta ai grandi media italiani tanto
da essere la nuova musica pura indie, anche se Olafur Arnalds ne è campione e piace quasi a tutti. Tu come sei arrivato al tuo progetto?

Ci sono arrivato amando in primis l’Islanda e tutto l’immaginario artistico che viene da lì.

Sembrerà anche banale ma quel paradosso fatto di intimità e solitudine da un lato e spazi giganteschi e primordiali dall’altro mi ha sempre colpito in maniera forte e incosciente.

Dardust credo che racchiuda questo paradosso e tanti artisti che negli ultimi anni ho amato tantissimo.

Parliamo di 7, che è il tuo primo disco. Come è stato lavorarci in studio?

La scrittura e pre-produzione è stata meravigliosa ed è andata liscia senza nessun tipo di dubbio o incidente di percorso. La registrazione dei pianoforti è stata sicuramente più complicata. Erano anni che non mi trovavo a registrare il pianoforte in maniera più “tradizionale” per quello che riguarda l’esecuzione in studio, Ho dovuto studiare molto i brani anche se semplici e lineari, soprattutto perché volevo una certa fluidità, precisione ed emotività nell’esecuzione. Suonare con la “gabbia” del click poi per me è assolutamente deleterio e in quel caso faccio fatica ad emozionarmi. Quindi non è stato semplice.

C’è qualche traccia che ha un maggiore significato particolare per te?

Indubbiamente “Un nuovo inizio a Neukölln” e “Angoli di ieri”.

Nella prima c’è tutta la magia e l’eccitazione della mia rinascita artistica in una nuova veste. Mi ricorda proprio i primi passi fatti con Dardust, Berlino, il quartiere di Neukölln, i Funkhaus studios, i miei compagni di viaggio in quell’appartamentino a Niemenstrasse dove tutto è nato. E’ tutto in quella traccia. “Angoli di ieri” è un brano legato alla memoria, ai nostri ricordi e al nostro passato e a tutto quello che apparentemente non esiste più e con il quale abbiamo ancora un forte legame emotivo. Dal vivo è il brano che emoziona di più tutti.

Non perché sia solo strumentale, ma trovo il tuo album molto cinematografico: suggerisce molte immagini e “viaggi”. Hai mai pensato di correlare il tutto con dei visual o a un vero e proprio progetto connesso a dei video?

I visuale dal vivo ci sono già e il progetto è abbinato a una storia raccontata in 3 video. “Sunset on M.” e “Invisibile ai tuoi occhi” hanno iniziato a raccontare la storia del “bambino astronauta che cadde sulla terra” del suo viaggio spazio-temporale, della sua perdita di ricordi e del suo passato che piano piano si svela. Il terzo video che uscirà entro il 2015 racconterà il finale della storia.

Come sarà artisticamente la tua estate?

Scriverò come sempre tra un concerto e l’altro. Ho già in mente di registrare delle nuove track per il secondo disco. Ci sono nuove sfide, frontiere e spazi sonori da conquistare e quindi non vedo l’ora.

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