I Royal Blood @ Alcatraz (Milano), 29 Marzo 2015

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Royal Blood @ Alcatraz (Milan), 29/03/2015

I Royal Blood picchiano duro” è il pensiero che sarà venuto al 90% della platea dell’Alcatraz, quella che si è vista annullare un concerto a Novembre a causa della malattia del cantante (che, per inciso, si è pure scusato) e si è ripresentata ancor più folta fino a portare a uno stipato sold-out.

Il palco era dominato dal misterioso e ipnotico disegno presente anche sulla loro copertina – una donna mascherata di cui si vedono solo gli occhi e una massa di capelli neri -, votato al bianco/nero e arricchito da impianti di luci e casse sormontate da corvi posticci, ma i nostri Mike e Ben non hanno utilizzato vestiti di scena in linea preferendo la semplicità.

Al primo album e con le loro dieci canzoni sono riusciti a reggere il palco e coinvolgere il pubblico, spendendo tutta la loro energia dal primo attacco e mantenendone alto il livello.
Almeno 8 delle 12 track sono potenziali singoli, orecchiabili e ben congegnati, con rif che si stampano in testa ed eseguiti in maniera inappuntabile sebbene concitata. In particolare, la voce di Mike non perde una nota, risultando potente e precisa come nelle registrazioni in studio.

Royal Blood @ Alcatraz (Milan), 29/03/2015

Sono un tipo di rock nuovo, che ricorda altri stili e diversi gruppi – pizzichi di Muse, Limp Bizkit, Incubus.
I Royal Blood sono il gruppo che sopperisce alla mancanza di Good Charlotte e simili nelle nuove generazioni, e risponde alla necessità di vere novità per un pubblico più maturo.

La sensazione, quindi, è che al loro genuino talento si sia aggiunto tanto marketing e perfezionismi per renderli rock, di quel tipo che ora spopola tra i più giovani. Un ottimo prodotto che si è finalmente presentato in Italia per la prima volta con un concerto slanciato e carico.

Non fraintendetemi: mi sono pure piaciuti, sono uno spettacolo avvincente, si fanno ben ascoltare, hanno reso onore e mostrato affetto al pubblico italiano – avvolgendosi nei tricolori – eppure non ho potuto pensare ad altro, sentendo una sorta di campanello nel retro dei miei pensieri. Troppe pose, anche nella concitazione.

Occorrerà un secondo album con conseguente live per capirlo meglio.

(per altre fotografie, clicca qui)

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