Colapesce al Teatro Franco Parenti – Milano [live report]

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Il 2015 ha visto il ritorno di Colapesce, a tre anni dal suo primo, fortunato lp, Un Meraviglioso Declino.
Nuovo album, nuovo tour dunque per il siciliano, che nelle ultime settimane sta portando in giro per l’Italia il suo Egomostro e che a Milano ha regalato una data speciale.
L’appuntamento infatti, è stato doppio, e nella cornice del Teatro Franco Parenti i set sono stati ben due, uno al pomeriggio e uno alla sera, in uno spettacolo concepito appositamente per Elita Sundaypark. Una specie di sfida, come ha annunciato Colapesce sulla sua pagina Facebook, la voglia di fare qualcosa di diverso dal solito, nuovo e antico allo stesso tempo, in un giorno, la domenica del teatro, che è da sempre il giorno della pomeridiana.
Il set del pomeriggio è acustico e sul palco c’è un ospite speciale, Alessandro Baronciani. Colapesce si presenta su un piedistallo, lo stesso su cui troneggia l’action figure protagonista della copertina di Egomostro, e da lassù esegue i primi due pezzi, Entra Pure e Sold Out. La band lo supporta su un paio di brani, poi resta lui, solo con la sua chitarra. Quello che lo accompagna sono i pennelli di Alessandro Baronciani, e uno schermo che dietro di lui ci mostra le mani dell’illustratore all’opera. Con le sole chitarra e voce, Colapesce ci porta all’origine dei suoi brani, alla loro essenza, ed è proprio questo quello che le mani di Baronciani riportano sulla carta, con una tavola dedicata ad ogni pezzo del set. Un Giorno di Festa, Le Foglie Appese, Sottocoperta, Brezsny, Reale, Satellite, La Distruzione di un Amore, Quando Tutto Diventò Blu, Talassa, L’Altra Guancia, si animano, e vediamo crearsi sotto i nostri occhi dei volti, circondati da foglie, da bustine di Oki, che si fanno un selfie o che semplicemente scrutano il mare.
Il dono di Colapesce è quello di svelare la poesia racchiusa nel quotidiano, in un viaggio lungo un’autostrada infuocata dal caldo estivo o in una conversazione su Skype, e questa poesia riemerge prepotente anche nel secondo set, quello in cui il cantautore e i suoi tornano ad accendere gli amplificatori e a fare i “Talking Heads più terroni“. Si presentano, come da copione, in completi rosa e maglia bianca: sembra quasi che si stia per assistere a una performance da “rotonda sul mare”, ed in effetti il tocco vintage c’è. Un vintage però, estremamente contemporaneo e attualizzato, nell’attacco potente di Egomostro, nel riarrangiamento vibrante di S’illumina, nelle ipnotiche Oasi, Satellite e Sold Out: il nostro ha attraversato appieno gli anni ’80 e ’90 (come non cogliere un pizzico di Carboni nella title track della sua ultima fatica), li ha fatti suoi e li ha rivisitati nel suo personalissimo stile, elegante e asciutto allo stesso tempo.
Il live procede tra pezzi vecchi e nuovi, riarrangiamenti e poche parole. Ma Colapesce, si sa, ha una passione per le cover (ricordiamo delle vere e proprie perle come Mare Mare, a due voci con Cosmo, e Merry Christmas Darling, targata Albanopower), e quella che ci regala stavolta è niente meno che Mikonos dei Fleet Foxes. Un piccolo gioco, una citazione di Gioca Jouer di Cecchetto, chiude la prima parte, mentre l’encore si apre con Copperfield, seguita da Bogotà e Maledetti Italiani con un doveroso, doverosissimo omaggio al Toto Cutugno nazionale. E quando una travolgente e quasi commovente Restiamo in Casa sembra mettere fine al tutto, eccolo ritornare sul palco, solo con la sua chitarra, per una dedica al maestro Battiato per i suoi 70 anni: Summer on a Solitary Beach è il pezzo con cui Colapesce si congeda dal suo pubblico, lasciando il palco e scendendo giù in platea, quasi a cementare quel legame profondo che unisce ormai il pubblico al suo cantastorie.

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