Intervista a Jesse Malin

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Abbiamo raggiunto via email Jesse Malin, che ritorna a quasi cinque anni dall’ultimo lavoro in studio Love It To Life con il nuovo album New York Before The War, in uscita il 31 marzo 2015. Anticipato a gennaio dal singolo Addicted, che ne riflette atmosfera e tematiche, New York Before The War rappresenta un punto di svolta per il cantautore statunitense, una gara con sé stesso per rivoluzionare il proprio sound pur mantenendolo legato al repertorio passato.

In coda, l’intervista in inglese.
* Come sono passati questi 5 anni tra il tuo ultimo disco e questo?

Sono stati troppo lunghi, anche se ho girato molto, ha fatto un disco con D Generation e ho scritto almeno materiale sufficiente per due dischi di Jesse Malin. Speriamo che non ci sia mai più nuovamente un periodo di tempo cosi’ lungo tra due dischi anche se sto studiando intensamente per diventare un ittiologo.

* Dal titolo del disco sembra che tu abbia voluto scrivere un disco edificante, perfetto da ascoltare nei tempi che siamo vivendo. Era questo il tuo scopo?

Hai centrato il punto. Sì, questo disco è di sopravvivenza e parla di aggrapparsi a ciò che siamo e credere in questo.

* Il primo singolo è Addicted. Come lo hai scelto?

E ‘stato difficile scegliere il primo singolo, perché mi piacciono tutte le canzoni. Penso che la etichetta o il team radio o entrambi lo han scelto. Io in realtà penso sia stata una buona scelta – è un singolo che lascia il segno, e parla della necessità di andare da qualche parte.

* Dove trai l’ispirazione per il tuo lavoro?

Camminando per la strada, guardando vecchi film, sentendo nuovi e vecchi dischi, ascoltando le persone che parlano e raccontano storie e hanno bisogno di un canale di scarico per tutti i problemi e il dolore che posso spesso creare per me stesso.

* C’è qualche aneddoto curioso dietro alcune canzoni o una storia che vuoi condividere accaduta durante la registrazione?

Sono stato inseguito da capre in una fattoria in Virginia. Non credo che gli piacesse il mio cappello visto che hanno cercato di mangiarlo.

* La copertina del disco è un uno scatto sfocato. Perché questa scelta?

Perché il mondo è diventato molto distorto. Cerco di mantenere una visione romantica, di tenere botta. A volte tutto può essere un viaggio molto strano o di meditazione, guardando fuori il finestrino di una macchina mentre si contempla, in procinto di preparare la vostra prossima mossa.

* Com’è stato lavorare con i tuoi guest (Wayne Kramer e Peter Buck) in questo album?

Ho avuto una canzone che voleva davvero una parte di chitarra à la REM così ho scritto a Peter. Ha detto di sì e sono rimasto senza parole. Ha suonato una parte di chitarra che era esattamente quello che questa canzone richiedeva. E ‘un vero maestro, si sa che è lui subito. Lo sono sempre stato un fan di MC5, ma riuscire aconoscere Wayne Kramer di persona è stata una grande esperienza. Lui è un vera persona ricca di spirito, passione e integrità. Abbiamo suonato insieme prima ed è sempre emozionante e tramendamente spontaneo. Averlo su “Freeway” ha avuto senso totalmente.

 

 

∗ How were these 5 years between your last and this record?

∗ Way too long, even though I toured a lot, made a D Generation record and wrote at least

enough material for two Jesse Malin records. Hopefully I never go this long again between

two records unless I’m studying intensely to become an ichthyologist.

∗ Since the title it seems you would write a record that can be uplifting to hear in the times we

are living. Was this your purpose?

∗ You hit the nail on the coffin. Yes, this record is about survival and holding on to what you

love and believe in.

∗ The first single is Addicted. How do you decide to choose it?

∗ It was hard to choose anything to be the first single because I like all of the songs. I think the

label or radio team or both chose it. I actually think it was a good choice – it’s a gate crasher

about the need to go somewhere.

∗ Where did you keep the inspiration for your work?

∗ Walking down the street, watching old movies, hearing new and old records, listening to

people speak and tell stories and need a relief channel for all the trouble and pain I can

often create for my self.

∗ Is there any curious anecdote behind few songs or a story you would share happened during

recording?

∗ I got chased by goats on a farm in Virginia. I don’t think they liked my hat- they tried to eat

it.

∗ The record cover is a blurred shot. Why this choice?

∗ Because the world has become very distorted. I try to keep a romantic view, keep my

head above water. Sometimes it all can be a very weird trip or meditation, looking out the

window of a car contemplating, preparing your next move.

∗ How was working with your guests (Wayne Kramer and Peter Buck) in this album?

∗ I had a song that really wanted an REM type guitar part for so I wrote to Peter. He said yes

and I was blown away. He played us a guitar part that was exactly what this song needed.

He’s a true stylist, you know it’s him right away. I always have been an MC5 fan but to get

to know Wayne Kramer as a person has been a great experience. He is a real power, full

of soul, passion and integrity. We’ve played together before and it’s always exciting and

dangerously spontaneous. Having him on “Freeway” made total sense.

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