Fast Animals and Slow Kids – live at Circolo Magnolia

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Quello dei Fast Animal and Slow Kids non è un concerto come tutti gli altri.

Non c’è una band che suona su un palco.

A un concerto dei Fast Animals and Slow Kids, il gruppo non suona per il pubblico, ma diventa tutt’uno con le schiere sempre più numerose che popolano i live e seguono in giro per l’Italia questi quattro ragazzi di Perugia, ora in tour per promuovere “Alaska”.

Il nuovo disco, uscito lo scorso ottobre, segue a un anno e mezzo di distanza “Hybrìs”, l’album che ha consacrato la band come una tra le più amate dell’intero panorama italiano.

Ma la loro consacrazione, Aimone Romizi, Alessandro Guercini, Alessio Mingoli e Jacopo Gigliotti, se la prendono sul palco, nei loro live intensi e totalizzanti.

Avevano fatto una promessa: se avessero raggiunto il sold out al Magnolia di Milano, lo avrebbero raso al suolo.

Ebbene, ce l’hanno messa proprio tutta per mantenere quanto detto, dando vita a un live annunciato dalle note delicate di Stephanie Says dei Velvet Underground, che accompagnano l’entrata in scena della band.

L’apertura è affidata a Overture, introduzione intima e cadenzata. Gli echi rivolti all’Alaska, quello spazio enorme senza punti di riferimento, esplodono nell’urlo tiratissimo de Il Mare Davanti, che segna l’inizio dell’inarrestabile.

Da qui infatti, alternando pezzi nuovi (Calci in Faccia, Coperta) a brani tratti da Hybrìs, con Aimone che prende le bacchette e inizia a picchiare sui due tamburi aggiunti su Combattere per l’Incertezza, parte quella raffica che dà il via al pogo “selvaggio”, al surf sulla folla di qualche irriducibile e ai cori che diventano a squarciagola su Troia.

Ma un concerto che si rispetti, ci dice Aimone, prevede sempre un pezzo lento.

Il loro lento è Odio Suonare, intonato come una vera e propria dedica allo stesso pubblico, prima di lasciar spazio a una sorpresa: “Chi di voi ha mai sentito Cavalli?”. La sorpresa infatti è Copernico, brano che arriva direttamente dall’album di esordio.

Maria Antonietta anticipa quella che, con una voce che nulla nasconde dell’emozione, viene definita ‘la prima canzone che ci ha permesso di girare’: A Cosa ci Serve è urlata, sentita, picchiata e conclusa con un abbraccio dei quattro sul palco.

È Calce, con il suo coro forte e immediato, a chiudere la prima parte del live. La pausa è brevissima, pochissimi minuti per tornare sul palco e festeggiare il sold out brindando con delle birre in lattina.

La sua birra, il frontman la divide con il pubblico, che inneggia al grido di ‘Aimone paga da bere’: ne sono ben felici i quattro, che non nascondono la gioia, l’emozione e la soddisfazione per questo risultato e non smettono di ringraziare i presenti.

Lo fanno a modo loro, con un ‘Grazie porca putt…!!!’ urlato tra Come Reagire al Presente e Gran Final.

Il gran finale, come ogni chiusura che si rispetti, vede Aimone lanciarsi in uno stage diving ormai di rito, per poi tornare in piedi sul palco e rimanere solo insieme alla batteria di Alessio, picchiando forte sui tamburi.

Un finale forte, un concerto intenso: un tour da seguire e una band da cui farsi travolgere.

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