Intervista con Alejandra Deheza degli School of Seven Bells

0

SVIIB_Photo2__JUSTIN_HOLLARGli School Of Seven Bells, il gruppo newyorkese che ha in dirittura d’arrivo il nuovo album “Ghostory”, disco che racconta la storia di una ragazza – Lafaye – la cui vita è influenzata dalla presenza di fantasmi, hanno fatto quattro chiacchiere con noi via mail. Ci ha risposto proprio la cantante, Alejandra Deheza, e autrice dei testi del nuovo album.

Ecco a voi le versioni in Italiano e in Inglese.
1) Avete formato la band ad un concerto degli Interpol, no? Ed entrambi avete perso un membro nella band: così, cominciamo con la stessa domanda che ho fatto per fli Interpol … qual è il numero ideale per essere in una band?
Il numero giusto per scrivere una buona canzone. Nel nostro caso, 2.
2) Qual è la più grande sfida che il gruppo affrontato esibirsi come duo su questo nuovo disco?
Il processo di scrittura è sempre stata più o meno a carico di me e Ben fino a questo punto. Per quanto riguarda l’aspetto live, siamo stati estremamente fortunati ad aver incontrato eccellenti musicisti di talento lungo la strada. Allie Alvarado e Chris Colley sono in tour con noi in questo momento. Uno dei progetti solistici di Allie ha effettivamente aperto la prima era di Seven Bells. Poi abbiamo avuto lei come opening act per Painted Facee Active Child, e sapevamo per certo allora che abbiamo voluto lavorare con lei con una certa continuità. Ed eccoci qui!
3) In che direzione volevi andare? Questo sembra essere dal nome un concept album …
Eravamo in tour con gli ‘Interpol, al momento della scrittura Ghostory. Abbiamo circa un mese tra i due. So che si sentiva ancora l’energia di quegli spettacoli, il modo in cui la musica suonava in quei teatri che abbiamo giocato. C’era una intensità super spaziosa che mi sentivo per il record. So che Ben sentivo anche questo. Non si accorse nemmeno che un concetto si stava formando fino a metà nel record. Le canzoni che stava scrivendo erano più come le lettere al mio passato e tutti i personaggi in queste situazioni, me compreso. Una volta che ho iniziato non riuscivo a smettere.
4) Come è per voi la traduzione del vostro natura elettronica e ambient della vostra musica in spettacoli dal vivo?
Perché ci sentivamo così tanta energia dal vivo, mentre stavamo scrivendo il record, così stavolta non abbiamo mai trascurato l’aspetto live delle canzoni. Benj si avvicinato la produzione per il record con questo in mente.
5) Quale dimensione preferisci: vivo o in studio?
Entrambi lasciano piuttosto contenti, ma in modi diversi. È un po ‘impossibile per me scegliere.
6) Ci puoi spiegare l’approccio unico della band al song-writing? Qual è il vostro processo di scrittura?
Per questo disco, eravamo fondamentalmente solo Benjamin ed io, fianco a fianco. Sembra una cosa del tutto standard, ma è qualcosa che non avevamo mai provato prima. Abbiamo sempre scritto canzoni idee separatamente e poici riunivamo. Credo che così come lo abbiamo scritto questa volta abbia molto colpito il suono. Penso che si senta che c’è immediatezza nelle canzoni questa volta. Sono come conversazioni. Devo dire che è stato come dare il via a un flusso schiacciando il tasto record, perché una volta che comincio non riesco a smettere. Questa esperienza è stata particolarmente difficile, perché un sacco di quello che stavo facendo era fuori dal mio controllo. E ‘stato abbastanza difficile per me andare nella mia memoria e affrontare queste situazioni ancora. Ho capito quanto ero riuscita bene a nasconderle in un angolo della mia mente e “dimenticarle”. Da lì però ho tratto energia e ho costruito la forza facendo lo sforzo di affrontarle e capire, e spero che le abbia incanalate in qualcosa di utile.
7) Il tuo lavoro è sempre bene accolto dalla critica. Cosa ne pensi di questo?
Ne penso bene 🙂 E mi rende felice quando qualcuno mi parla di una buona recensione, perché nella mia testa che significa che c’è un altro fan degli SVIIB là fuori. All’inizio degli SVIIB ho cercato di leggere le recensioni, ma non sapevo che se lo prendessi bene sul serio, stavo facendo una decisione di prendere anche il negativo sul serio. In definitiva, so che sto andando sempre a fare i dischi che voglio fare. E il fatto che io possa fare questo, il fatto che ho il tipo di vita in cui posso fare musica per vivere mi rende felice. E ‘impossibile non sentirsi un opprimente senso di gratitudine, non importa quale. Finché i fan continuano ad arrivare agli spettacoli, sono felice. Sono la ragione per cui posso fare quello che faccio.
8) Quali sono i dischi che ti hanno fomata? E i film?
Musicalmente, qualsiasi cosa, da Robert Wyatt a En Vogue. La musica mi ha modellata per tutto il tempo che possa ricordare. David Lynch è sempre stato di grande ispirazione. La sua opinione su identità e memoria mi hanno sempre suscitato ispirazione in un modo davvero grande. Hanno un modo di far emergere le cose fuori di me, come il modo in cui qualcosa che si vede durante il giorno attiverà un ricordo di un sogno che ha fatto la sera prima. Quel rapporto tra il conscio e l’inconscio è super importante per me. Voglio dire che è come il tuo rapporto con la vostra vita. E ‘enorme.
9) Cosa pensi di Internet, come musicista?

So che le persone hanno le loro solite lamentele al riguardo. I tempi cambiano si sa. E dove anche può ferire i musicisti magari più facilmente, ha anche reso modo più semplice per comunicare con i fans, e soprattutto in luoghi che non si arriva a suonare spettacoli. Rende modo più semplice ascoltare la musica nel proprio tempo e nel modo più comodo.

RADIONATION (by Alejandra Deheza)
1) You’ve formed the band at an Interpol’s concert right? And both have lost one member in your band: so, let’s begin with the same question I did to Interpol… what is the perfect number to be in a band?
However many people it takes to write a good song. In our case, 2.
2) What is the biggest challenge that the group faced performing as a duo on this new record?
The writing process has always been pretty much Ben and I up to this point. As far as the live aspect goes, we’ve been extremely lucky to have met super talented musicians along the way. Allie Alvarado and Chris Colley are touring with us right now. One of Allie’s early solo projects actually opened up the first School of Seven Bells show ever. Her project Painted Face played with us again on a tour we did with Active Child a while back, and we knew for sure then that we wanted to work with her in some capacity. And here we are!
3) What direction did you want to go? This seems from the name that should be a concept album…
We were in between two tours with Interpol at the time of writing Ghostory. We had about a month between the two. I know I was still feeling the energy of those shows, the way the music sounded in those theaters that we played. There was a super spacious intensity that I was feeling for the record. I know Ben was feeling that too. I didn’t even notice that a concept was forming until halfway into the record. The songs I was writing were more like letters to my past and all the characters in those situations, myself included. Once I got started I couldn’t stop.
4) How is for you translating your electronic and ambient nature of your music into live shows?
Because we were feeling so much live energy while we were writing the record, the live aspect never left the songs. Benj approached the production for the record with that in mind. I think the transition has been pretty seamless.
5) Which dimension do you prefer: live or studio?
They both leave you pretty high, but in different ways. It’s kind of impossible for me to choose.
6) Could you explain us the band’s unique approach to song-writing? What’s the lyrical process like?
For this record, it was basically just Benjamin and I in a room writing side by side. Seems completely standard, but it’s something we had never tried before. We always wrote song ideas separately and then brought them together. I think that we way we wrote it this time affected the sound a lot. I think you hear that in the directness of the songs this time around. They’re like conversations. I have to be pretty deliberate about choosing when to start lyrics for a record, because once I start I can’t stop. This experience was particularly hard, because a lot of it was out of my control. It was pretty rattling for me to go into my memory and face these situations again. I realized how good I had become at pushing things into a corner of my mind and “forgetting” about them. But that’s just a deceptive game you play with yourself. You never lose that energy. It’s there building strength until you make the effort to address it and understand it, and hopefully channel it into something useful.
7) Your work is always good welcomed by critics. What do you think about this?
Well thanks for that 🙂 And it makes me happy when someone tells me about a good review, because in my head that means there’s another SVIIB fan out there. At the beginning of SVIIB I did read reviews, but I knew that if I took the good seriously, I was making a decision to also take the negative seriously. Ultimately, I know that I’m always going to make the records that I want to make. And the fact that I can do that, the fact that I have the kind of life where I can make music for a living still blows my mind. It’s impossible to not feel an overwhelming sense of gratitude no matter what. As long as the fans keep coming to the shows, I’m happy. They’re the reason I can do what I do.
8) What records shaped you? And films?
Musically, anything from Robert Wyatt to En Vogue. Music has been shaping me for as long as I can remember. David Lynch has always been a huge inspiration. His take on identity and memory have always stirred me in a really big way. They have a way of bringing things out of me, like the way that something you see during the day will trigger a memory of a dream you had the night before. That relationship between the conscious and the subconscious is super important to me. I mean that is your relationship to your life. It’s huge.
9) What do you think about the internet, as a musician?

I know people have their usual complaints about it. Times change you know. And where it may hurt musicians in some ways, it’s also made it way easier to communicate with fans, and especially in places that you don’t play shows. It makes it way easier to release music in your own time and in your own way.

Share.

About Author

Comments are closed.