Due chiacchiere con Edd Gibson dei Friendly Fires

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Friendly Fires[foto di Marina Ravizza, trascrizione a cura di Paco Velenero]

Il terzo e ultimo giorno del Frequency Festival 2011 abbiamo avuto l’occasione di intervistare nel backstage Edd Gibson dei Friendly Fires.

Il podcast dell’intervista completa in inglese (circa 15 minuti) lo trovate qui su Radiosglaps.

Il trio dei Friendly Fires (provenienti da St. Albans, Hertfordshire) ottenne, tre anni or sono, ottimi risultati con l’omonimo album di debutto, da annoverare senza dubbio tra i momenti più ispirati e raffinati della scena cosiddetta nu-rave britannica, l’anno scorso hanno pubblicato Pala e sono stati in Italia per due date, tra cui una a Milano.

La prima volta che vi ho visti è stato a San Siro e da allora dico a tutti “Devi
ascoltarli!”

Quella fu la nostra prima esibizione in Italia. Non scegliemmo noi di suonare lì,
cogliemmo solo l’occasione…

Sarete di nuovo in Italia in settembre… e io ci sarò!

Sì, che ci saremo anche noi…

Mi spiace per la perdita che avete avuto di recente (Richard Turner, il trombettista live era morto due giorni prima mentre nuotava)…

È stato uno shock, ci ha colti tutti di sorpresa… era giovane e in salute…

Com’è per te suonare a questo festival?

Non so… è la prima volta che suoniamo in Austria… ci si sposta tanto in bus…

Preferisci suonare ad un festival o in un piccolo club?

Penso di preferire i posti chiusi, piccoli club o anche locali più grandi… Quando suoni ad
un festival, sei lì sul palco e incroci le dita sperando che tutto vada per il verso giusto…
ma è un’ottima occasione per vedere gruppi che non vedrai altrove… per esempio
quest’estate vedrò Beyoncé…

È uscito da poco il vostro secondo album (che è sempre il più difficile nella carriera di un
artista), com’è stato lavorarci?

È stato fantastico… dopo tanto tempo passato in giro a suonare le canzoni del primo
disco, è molto positivo chiudersi in studio e concentrarsi sulla scrittura di nuove canzoni.

La copertina del CD è molto bella…

Siamo stati fortunati, volevamo qualcosa che colpisse… avevamo già il titolo dell’album,
Pala, ispirato dal romanzo di Aldous Huxley Island, quindi avevamo pensato di usare
la foto di un’isola, ma non sarebbe stata abbastanza forte. Allora, visto che nel libro c’è
un pappagallo, abbiamo avuto l’idea di usare la foto di un pappagallo. Il nostro manager
è amico di un fotografo svedese che fa queste splendide foto, che avevamo visto su
internet… dopo uno scambio di email, ci ha dato il permesso di usare le sue foto, anche
perché la sua compagna è una fan della band.

Voi non siete molto famosi in Italia, puoi raccontare per il pubblico italiano com’è stato
fondato il gruppo?

Ci siamo conosciuti a scuola quando avevamo 13 anni, Ed e Jack suonavano in un’altra
band… spesso parlavamo di musica, ci scambiavamo dischi, è così che abbiamo stretto
amicizia… forse io ero già parte del gruppo ancor prima di imparare a suonare la chitarra.
Abbiamo cominciato suonando alle feste di compleanno delle cover di canzoni punk e
cose così.
Poi, crescendo, nonostante frequentassimo università diverse, ci incontravamo sempre
durante le vacanze e continuavamo a suonare insieme. Dopo una decina d’anni, abbiamo
deciso di provare a fare le cose più seriamente per vedere dove potevamo arrivare…
Ci è voluto un po’ per farci notare, ma ora abbiamo suonato in quasi tutti i continenti… ci
manca solo l’Africa…

Voi siete molto cinetici… sia nella musica, sia nel modo di muovervi… per esempio Ed è
un buon ballerino…

Sì… penso che Ed non provi vergogna… e questo è il modo migliore per ballare…

Mi ricorda il cantante dei !!!…

Sì, vero… è una band che ci piace molto e che fa concerti incredibili…

Cosa mi dici delle vostre collaborazioni e i vostri supporting, come prima abbiamo detto dei Muse…?

Beh… ai Muse abbiamo solo fatto da supporter a San Siro… non ci è voluto molto
a convincerci… era un’ottima occasione per vedere come si muove una band di quel
livello… c’erano 20 bus solo per la loro crew, per l’attrezzatura… è stato incredibile…
I Kasabian invece sono persone deliziose.

Adesso state promuovendo l’album, cosa farete in futuro?

Ci piace collaborare con altra gente, stiamo provando a far qualcosa con Andrew Innes, ma
è molto difficile, è un uomo molto impegnato a causa della reunion dei Primal Scream…
abbiamo scambiato diverse idee con lui e spero che un giorno queste idee si possano
concretizzare… nel frattempo cerchiamo di tenerci occupati scrivendo… avremo 3 giorni
liberi dopo questo festival, quindi li passeremo a far musica, che è ciò che ci piace fare…

Radionation è una webradio, mi piacerebbe chiederti qual è il tuo rapporto con Internet…

In Inghilterra non ci sono quasi più negozi di dischi… dopo che il Sony Distribution
Centre è stato distrutto dalle fiamme, mi preoccupa il futuro dei piccoli negozi, che per
qualche mese avranno scaffali vuoti… in una situazione come questa, però, Internet è
una buona alternativa che magari permettere alla gente di scoprire nuova musica… per
esempio, tramite Internet, noi abbiamo scoperto i percussionisti brasiliani che ci hanno
aiutato in “Jumping on board”.

Qual è la canzone che ti piace di più suonare?

“Pull me back to earth” .

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