Pepp1 ci racconta il suo nuovo disco GIARDINI PUBICI: dall’Abissinia del 1935 a Giancarlo Magalli

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Già anticipato dal singolo “Se io fossi Magalli” feat. Papa Black Face, Pepp1 torna con un nuovo disco dal titolo “Giardini Pubici“, disponibile su tutte le piattaforme digitali per Hukapan Records da venerdì 10 maggio 2024. 

Un’opera umida come un praticello estivo dopo l’irrigazione a schizzi regolari, un concentrato brevissimo – ma tutt’altro che precoce – di argomenti bollenti come il consenso, l’Abissinia del ’35 e Giancarlo Magalli. In “Giardini Pubici” convivono con rispetto reciproco le sonorità Britpop e le irresistibili vibes da “Osteria Numero Mille”, elementi essenziali per raccontare quanto di più turpe è depositato nello scarico intasato di un’anima perversa.

Quello di Pepp1 è un disco che corre sul filo del rasoio, tra l’incredibilmente scorretto e l’assurdamente orecchiabile. Volevamo saperne qualcosa in più.

  1. Come hai incontrato Le Api al Sugo, la band che ti accompagna?

    Ci siamo conosciuti al Conservatorio di Milano studiando al dipartimento di jazz. Inizialmente condividevamo del desiderio puramente carnale. In seguito abbiamo deciso di associare ai nostri istinti la volontà di suonare insieme. I nomi delle prodi Api sono sono Marco Carboni (chitarra), Jack Zorzi (tastiere) ed Alfonso Donadio (batteria).

  2. E che cosa è successo nella tua vita, da quando hai pubblicato il tuo primo album? E come mai hai deciso di pubblicare un nuovo EP?
    Da quando ho pubblicato il mio primo album “È Polpa Mia” ho scoperto di essere un discreto cascatore: vorrei propormi come stuntman non assicurato per produzioni low budget. Ho deciso di pubblicare un nuovo EP dal titolo “Giardini Pubici” perché sentivo la necessità di cantare nuovamente d’amore.

  3. Qual è la tua fascinazione per il personaggio di Magalli?
    Oltre alla fascinazione fisica, subisco la sua aura da David Letterman italiano e da mattatore inesauribile. Il brano “Se Io Fossi Magalli” è una dedica che trasuda affetto e nostalgia per un’infanzia che non tornerà mai più, soppiantata ormai dalle oscure tenebre dell’età adulta e delle bollette della A2A.
  4. E, non lo chiederemmo mai a nessuno, senza essere troppo specifico, quale potrebbe essere un fil rouge che unisce tutti i brani di questo disco?

    Come sempre l’affetto reciproco, talvolta nelle sue forme più estreme (vedi “La Mia Sposa Bambina”, brano recuperato in un forziere di Porta Venezia e risuonato nella sua versione originale).

  5. Prossimo passo?
    Sicuramente un passo falso. 
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