Live Report: Inizia con un sold out al Lumiere di Pisa il tour di “Cosa Faremo da Grandi” di Lucio Corsi

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Sabato 15 Febbraio 2020, il giorno della prima data del nuovo tour di Lucio Corsi a circa un mese dall’uscita del suo disco “Cosa faremo da grandi?”, per Sugar music.
Ne è passato di tempo, quasi due anni da quando casualmente mi comparvero dei video su questo piccolo artista che in apertura ai Baustelle si esibiva completamente in acustico: lui, lo sgabello e la sua chitarra cantando di storie magiche, con una delicata sicurezza sempre legata alla natura e agli animali. Sono passati due anni e alla fine la mia attesa per un suo live è stata ricompensata lo scorso sabato, prima data al Lumiére di Pisa.
La sala è gremita e l’entusiasmo del pubblico è evidente, ha registrato il sold out il primo concerto dell’artista grossetano con la campagna nel cuore. Il palco è alto, cosa positiva: tutti ci goderemo lo spettacolo al meglio. Sulla destra sono posizionati gli strumenti, ben sei chitarre e un basso, d’altronde Lucio ce lo aveva promesso che sarebbero tornate le chitarre: una Les Paul nera e una accattivante Gibson SG, un’acustica Hummingbird e un particolarissimo basso Danelectro, batteria, piano e tastiera a chiudere il cerchio. Qualche minuto di attesa e alla fine alle 22.30, con un po’ di ritardo sulla scaletta eccoli: Filippo Scandroglio alle chitarre, Michelangelo Scandroglio al basso, Marco Ronconi alla batteria, Giulio Grillo alla tastiera, Iacopo Neri al piano e Lucio Corsi che in modo brillante sale sul palco strappandomi subito un sorriso sulle note di Freccia Bianca, lanciato nel riff con la Les Paul distorta. La reazione del pubblico è magica: amici, fans, gente che lo conosce da sempre e che si diverte a raccontare anedotti su questo ragazzo partito da Grosseto e che porta la Maremma nel cuore come d’altronde ha fatto il capo indiano Freccia Bianca, intrappolato nel suo asfissiante viaggio in treno dalla Toscana, verso i rocciosi scenari della Liguria da cui si intravedono le vette delle Alpi, fino alla città. Dal singolo si procede attraverso tutti i pezzi del disco, ora Lucio prende la Hummingbird e ci introduce “L’orologio” con una metafora sul vento in cui, probabilmente emozionato, finisce per accartocciarsi, ma in fondo è questo quello che colpisce di Lucio; il modo con cui introduce i pezzi, poetico, particolare, a tratti infantile, ma che in realtà nasconde un mondo fantastico e ricco di sfumature. È come se ogni volta mi trainasse nel suo mix di fantasia, magia e fisica, come nella sua riflessione schietta sul vento che introduce uno dei miei pezzi preferiti “Trieste”, città a cui sono personalmente legata, in un mix di gioia e profonda malinconia che Lucio riesce a ricordarmi affermando che: “nel porto di Trieste vive gente convinta che il vento no, non era un freno ma una spinta”!
La scaletta continua con “Cosa faremo da grandi?” e “Bigbuca”; quest’ultima con un intro fantasiosa che invita a sfidare addirittura la forza di gravità, perché ormai a testa in giù un bambino può riuscire a prendere in giro addirittura tutto il mondo. Ironia, amaro sarcasmo e voglia di libertà, ecco cosa mi fa provare Lucio Corsi, una visone un po’ naive forse, ma quanto abbiamo bisogno tutti di una visone alternativa e di vedere tutto da un’altra prospettiva.
Si procede con “Onde”, canzone silenziosa che riesce a creare come una bolla, siamo ormai nel mondo sottomarino che chissà come comunica, Lucio ne da una sua interpretazione e racchiude tutto in una tenera spirale, e come non notare la slide che ricorda sempre gli effetti creati dal blues di Ben Harper. Poi è il turno di “La ragazza trasparente” e di “Senza Titolo”, geniale trovata di 1347 parole per la quale Lucio non si perde in prolisse introduzioni, in fondo in un pezzo riesce a raccontare decine di storie ed è impossibile non farsi strappare dei veri sorrisi, e invita alla gioia: “A volte usare l’immaginazione stanca, ma è stancante anche chi non la usa”. Dobbiamo farci trasportare da queste magiche storie, allontanarci un attimo dalla realtà e vedere tutto a colori. Lucio adesso è solo sul palco, seduto al pianoforte ci delizia con una cover di Cocciante per proseguire con una sua personale e pirandelliana interpretazione del Natale a cui segue il “il primo stage diving senza musica”, e Lucio è lì con noi in mezzo a tutti noi e ci fa assaporare il suo mondo. Ultimi pezzi? Allora torniamo ai vecchi dischi, Lucio ci delizia con “L’upupa” e “La luna”, pezzo con cui lo conobbi dall’inconfondibile arpeggio. E all’improvviso cover di de Gregori, Lucio sottile, immerso nelle luci ambrate e per un attimo nelle sue movenze ci vedo l’estetica del glam rock di Bowie che tanto mi è cara. Una visione, mi rendo conto di essere veramente soddisfatta, sorpresa e estremamente felice di essere lì ad assistere alla prima data.
Quindi è il momento di un omaggio al primo disco con “Altalena Boy”, uno dei suoi primi pezzi, e dopo quasi due ore di concerto ormai vediamo la fine, ma arrivano i bis dei singoli, sentiti estremamente dal pubblico e addirittura un “tris” se così possiamo dire, il pubblico infatti vuole un gran bene a questo ragazzo e si sente che l’ammirazione è reale.
Dopo due ore, evidentemente stanco, Lucio termina il concerto e l’applauso sentito del pubblico si dilunga a compiacere un cantautore che non sarà per tutti, ma per coloro che si trovano sulla sua stessa lunghezza d’onda è profondamente sentito, e per me non poteva essere diversamente: la ciliegina su questo concerto perfetto è stata la possibilità di ringraziarlo e di fare i miei più sinceri complimenti a Lucio di persona.
Quello dello scorso sabato rimarrà sicuramente uno dei concerti che porterò con me per sempre, fortemente voluto e ricco di soddisfazioni, grazie Lucio e grazie a tutti i musicisti che porterò sempre con me nel mio ricordo di questo tour di “Cosa faremo da grandi?”

Setlist:
Freccia bianca
L’orologio
Trieste
Quel che faremo da grandi
Amico vola via
Bigbuca
Onde
La ragazza trasparente
Senza titolo
Hai un amico in me (cover Cocciante)
L’upupa
La luna
Bufalo Bill
Altalena Boy
Il lupo

Bis:
Freccia bianca
Quel che faremo da grandi
Altalena boy

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