Live Report: Greta Van Fleet – Bologna Sonic Park, 10 luglio 2019

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10 luglio 2019, Bologna, nuova edizione del Sonic Park all’arena Joe Strummer. Apertura dei cancelli alle 5 ma noi alle 11 siamo già lì, l’emozione è troppa. Ore 3.30 prima corsa, un’altra ora si attesa ed eccoci ai tornelli, inizia una pazza corsa verso il palco. Il sogno  la transenna.
Con fatica ci riesco, la transenna, lato destro, è mia. Attesa lunga, tre ore infinite, ma tutto a un tratto arrivano le 8, siamo già distrutte, il dolore ai piedi si fa sentire e si sa la lotta per la transenna non è che il principio, il vero e arduo compito è mantenerla. Alle 8 però salgono sul palco i The Hunna, non so molto di loro, ma fanno un punk rock con una metrica e testi quasi più pop. Lì per lì nulla di che, ma dopo poco mi rendo conto di quanto groove e punk ci sia in quelle canzoni e vi dirò sono rimasta sorpresa, perché sono riusciti a scaldare il pubblico molto bene, e Bologna non si è fatta attendere nella risposta tanto che io stessa mi sono sorpresa nel sentire dei veri e propri boati, da un Parco Nord gremito, si parla di record del Sonic Park, 20000 persone e oltre. D’altronde non mi ero resa conto di quanta affluenza ci fosse, una quantità di persone enorme, l’arena Joe Strummer è piena e pronta per i Greta van Fleet. E loro sono lì pronti. Salgono sul palco alle 9.20, con la solita corsetti a di Josh intento nel lancio delle rose, un simbolo, un omaggio un modo per essere vicino e unito al suo pubblico.

Cosa sono i Greta?
Sono quello che ho sempre aspettato, sono forza, sono giovinezza, sono puro rock fatto bene. Non rumore, non artifici, sono accordi semplici, distorsioni, improvvisazione e tanta vera musica. I ragazzi, al massimo 23 anni, sono guidati dalla voce di Josh Kiska che è del tutto incredibile, riesce a toccare frequenze impossibili per la maggior parte di noi, senza mai fare sbavature e allo stesso tempo senza eccedere, come succede spesso con i virtuosismi. Sono incredibili, accostano pezzi di strumentale da 20 minuti in cui esprimono la loro voglia di fare la loro musica, lo stile in cui credono, rock anni ‘70 ma con ottime previsioni di sperimentazione, un esempio è “Age of Man”, in cui la tastiera e un tocco di synth creano quell’atmosfera ambient, che dopo pezzi serrati come Highway Tune fa tirare un sospiro e assaporare le caratteristiche. Ma andando per gradi, la scaletta si apre inaspettatamente con When The Curtain Falls, singolo di successo, che mette in chiaro le idee della serata ovvero: stupirci.
E come proseguire se non con Highway Tune, in cui la intro iniziale, non nego essere affine ai Led Zeppelin della grande Whole Lotta Love, ma d’altronde è un pezzo di almeno 5 anni fa e allora tanto di cappello ragazzi perché con questa ci avete presi nel profondo dello stomaco. Più avanti si alternano brani del primo LP e del disco più recente fino alle due cover Watch Me (Labi Siffre) e The Music is You (Denver) e cosa dire delle cover, un momento per Josh, ci mette l’anima con dolcezza e decisione, cosciente di cosa possa fare la sua voce. Josh è un carismatico, un attore, un personaggio vitale. Lui e la sua voce, lui e il pubblico che trascina nei suoi movimenti, lui e i suoi tre fratelli ( sì anche Danny è pienamente uno di loro), ma soprattutto lui e il suo gemello. Josh e Jake sono inseparabili, complementari, forti e scherzosi. Il picco con loro si raggiunge sicuramente con il coro di You Are The One, che da sempre, mi ricorda il coro di Bowie e Ronson su Starman. Apice Lover, Leaver 25 minuti di puro rock, canzone regina del concerto. Trovarsi persi e disorientati è semplice, 25 minuti dominati da un Jake che ha fatto passi da giganti dai primi live, mentre basso e batteria fanno da imprescindibile cornice. È come se gli strumenti si incantassero e lo stesso succede con il pubblico, sono rimasta estasiata nel vederli cresciuti tecnicamente e qualitativamente. In 4 riempiono completamente un palco dalle dimensioni notevole. Sì perché i Greta van Fleet valgono, sono riusciti a crearsi una forte e stabile presenza scenica,

Alla faccia delle critiche. I Greta hanno dalla loro l’età, sono giovani, vivono l’uno per l’altro e riusciranno a diventare un punto fermo della musica. La chiusura spetta a un encore, dopo Lover, Leaver il pubblico bolognese tra i più attivi mai visti li richiama sul palco, ed è il momento della famosissima Safari Song a ormai 90 minuti dall’inizio del concerto, e se l’obiettivo era dare l’ultima scarica di adrenalina, direi che l’idea si materializza con questa canzone, voce perfetta e puro rock con linee di basso e batteria perfette.

Il concerto si chiude tra ringraziamenti e soddisfazioni enormi sia per il gruppo che per il pubblico che sicuramente non si aspettava tanto, io in primis.
Unica pecca della serata il settaggio della voce che a tratti era sovrastata dal pubblico, ma questo non ci ha nascosto le doti canore del cantante. Grandiosi il pubblico, grandiosi i Greta che ci riportano il rock semplice e efficace, fatto con la pancia e che colpisce al cuore in modo trasversale dai 14 ai 65 anni, come è successo a Bologna.

SETLIST:
When the Curtain Falls
Highway Tune
Black Smoke Rising
Flower Power
Watch Me (Labi Siffre cover)
The Music Is You (John Denver cover) You’re the One
Age of Man
Black Flag Exposition
Watching Over
Lover, Leaver (Taker, Believer)
Safari Song (encore)

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