Live Report: Motta + Les Filles des Illighadad – The Cage, Livorno, 26 novembre 2018

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“Motta” incontra “Les Filles des Illighadad”, gruppo femminile proveniente da un piccolo villaggio del Niger, per un viaggio musicale emozionale, un mini tour di quattro concerti pensato in esclusiva per quattro location che non sarà replicato altrove.
Alla data livornese c’era per noi Anita Casadei, e questo è il suo racconto.

Francesco Motta, dopo la pubblicazione di due album come solista collocati nella fetta più cupa e intimista dello sconfinato panorama dell’indie italiano, decide di dare spazio al femminile, in questo caso al gruppo di tre magnifiche donne, Les Filles des Illighadad, il cui obiettivo è rappresentare la forza del loro genere, la passione nel volere diffondere una cultura e delle sonorità totalmente diverse da quelle a cui siamo abituati. Nella loro eleganza e presenza scenica prendono possesso del palco, trasportano il pubblico e lo immergono nelle tradizioni dei popoli Tuareg, legate in modo viscerale alla musica.
Le quattro tappe di questo tour hanno toccato anche Livorno (oltre Milano, Bologna e Roma): il concerto si è tenuto al “The Cage”, locale ormai radicato nella scena musicale livornese, posto di dimensioni modeste e ambiente soffuso, particolare che unito a una serata piovosa di novembre non ha potuto che contribuire alla sensazione quasi catartica, operata dallo spettacolo di Motta.

Il concerto inizia puntuale in una sala che ha fatto registrare il sold out, il palco viene illuminato di rosso e le prime a salire sono queste tre donne in abiti tradizionali e con il capo coperto, che cominciano ad intonare canzoni nella loro lingua, per la maggior parte di noi del tutto estranea, l’atmosfera e la loro forza ci trasporta nella dimensione dell’Africa e del deserto. Quattro pezzi che a posteriori girano sempre di più verso le sonorità familiari al Motta di ‘’Ed è quasi come essere felice”. Loro sono lì ad occupare il palco con i loro strumenti tipici: percussioni e uno strumento a corda e riescono a integrarsi perfettamente con la vita del locale. Una pausa per preparare il palco ed è la volta di Motta che in una versione acustica dà inizio alla scaletta inaugurata da “Vivere o morire”, che omaggia la peculiare diversità di Livorno.
Successivamente il concerto prosegue con i musicisti: chitarra, percussioni e un violoncello sulla destra che riesce a calcare la voce del cantante. Si alternano pezzi del primo e del secondo album e Motta è lì, con la sua figura esile e la sua tanta voce, che arriva perfettamente anche grazie all’acustica ottima. Una figura esile che ha imparato a gestire il palco e a sfogare la propria forza, dando sempre il massimo.

La dedica al padre lì presente scalda il cuore, e il pubblico comincia a partecipare attivamente, fino a unirsi con il cantante e lasciarsi andare durante “La nostra ultima canzone”.

Siamo ormai arrivati alla fine, o presunta tale, poiché la vera sorpresa deve ancora avvenire. Le Filles des Illighadad risalgono sul palco, ed è subito commistione, unione e fusione di culture, adesso possiamo vedere donne con il velo padroneggiare chitarre elettriche ed accompagnare Motta in pezzi dell’ultimo disco e in un pezzo dei Criminal Jokers. Nella sala tutti sentono la musica, è una sensazione viscerale che ci fa partecipare al concerto, fino all’ultima sorpresa della serata: Motta chiama sul palco un altro artista, ormai naturalizzato livornese, nonché causa dell’incontro con Les Filles des Illighadad: Andrea Appino, che accompagna il gruppo durante “Ed è quasi come essere felice “e ‘’Roma stasera”.

Poco prima della mezzanotte il concerto termina. Quello a cui abbiamo assistito è stata l’espressione delle diverse modalità con cui la musica è capace di presentarsi, diversi linguaggi, diversi stili e strumenti, ognuno racconta un qualcosa di sé e lo dona a un pubblico che apprezzando o meno lo spettacolo, non può che ritenersi felice di aver preso parte a una così particolare Unione. Tutto questo decisamente testimoniato dai lunghi minuti di applausi che sono motivo di soddisfazione soprattutto per quelle artiste che sono riuscite a farsi conoscere e a fare valere la propria cultura in un paese così distante.

Scaletta:

4 brani de Les Filles des Illighadad
Vivere o morire
La fine dei vent’anni
Quello che siamo diventati
Del tempo che passa la felicità
Mio padre era un comunista
Sei bella davvero
La nostra ultima canzone
Chissà dove sarai
Cambio la faccia (Criminal Jokers)
Mi parli di te
Ed è quasi come essere felice
Roma stasera

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