Trerose: uscito il loro album d’esordio “Pop Noir”

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Trerose, perché questo nome? Molto banalmente perché sono in tre, numero che già in sé racchiude una storia millenaria di scienza, magia, fede e mistero.
E le rose? Sarà per la loro bellezza oggettiva, per l’infinita varietà di specie e colori, per il profumo delicato, i petali vellutati e le dolorose spine.
Le rose si usano anche in cucina e coinvolgono tutti i sensi meno l’udito: per questo c’è la musica di Trerose.

Pop Noir è l’opera prima di Trerose.
Un titolo nato “on the road”, in mezzo alle persone che hanno accompagnato la band durante tutto il percorso creativo. Un nome che, ambiziosamente, prova a definire l’indefinibile, che tinge la spensieratezza della melodia popular di nero colore e manifesta la volontà di esplorare l’universo del suono volendo restare legati alla semplicità, alla delicatezza ma anche alla ferma concretezza della canzone.
Perché di questo si parla. Di canzoni.
Ed in questo microcosmo è la disillusione a farla da padrona.
Il doloroso scontro tra il mondo che volevi e quello in cui ti ritrovi a vivere. La crescita tanto attesa e la devastante battaglia contro la perdita delle cose, degli affetti e di se stessi. Senza angoscia però. Perché nell’esplorazione e ricerca del bello che esiste nella musica si ritrovano gioia e desiderio. E ciò che sembra una sorpresa amara si rivela come un nuovo e affascinante percorso.
Da queste radici non poteva nascere che un album “suonato” e vissuto.
Con un’anima passionale ed una veste sofisticata ma avvolgente e confortevole.
Un’anima unica e sostenuta dall’esperienza, poesia e magia di Umberto Maria Giardini (Moltheni), produttore artistico ed insostituibile compagno di viaggio.
Canzoni figlie dell’immenso amore per gli artisti che con la loro musica hanno creato la coscienza del suono Trerose. Dai Pink Floyd a Robert FrippCristina DonàBowieRadiohead ed ovviamente Umberto Maria Giardini, solo per citarne alcuni.
Trerose comincia a prendere forma nel novembre 2015 con scelte artistiche ben evidenti.
Innanzitutto l’utilizzo della lingua italiana per poter esplicitare completamente il pensiero della band. Inoltre, una continua ricerca di soluzioni che siano sì accordate alla tradizione ma anche rivolte a nuove esperienze e conoscenze che provengono da mondi e persone differenti.
E’ musica pop dalle sonorità scure e con divagazioni sorprendentemente psichedeliche, suonata alla vecchia maniera con poca elettronica e tante riprese in diretta. Emozioni inattese come far rivivere anche un vecchio vibrafono di fine anni 60. Momenti intimi ed irripetibili diventati patrimonio nascosto del gruppo.
E qui la musica si riavvicina ancora alla rosa, un antichissimo simbolo di segreto e riservatezza. Sub rosa dicta velata est (ciò che viene detto sotto il vincolo della rosa deve restare segreto). Un vincolo dunque, un patto tra tre persone: Il segreto di Trerose.

Ma chi è Trerose?
La splendida e sofisticata voce di Eleonora Merz, capace di trasformare in melodia qualunque respiro. La chitarra geniale e diabolica di Pino Dieni, tessitore di trame sonore aliene. Fabiano Spinelli, con il suo basso che più basso non si può ed oscura e testarda origine del progetto.

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